L’intelligenza artificiale nella difesa oltre i titoli: velocità vs deliberazione

Secondo un’analisi del Royal United Services Institute (RUSI), la crescente adozione di strumenti di intelligenza artificiale nei sistemi di difesa occidentali pone interrogativi più profondi rispetto al dibattito mediatico dominante sui bombardamenti statunitensi in Iran. L’attenzione pubblica si è concentrata sui numeri – oltre mille obiettivi colpiti nelle prime 24 ore – attribuendo il risultato all’uso dell’IA. Tuttavia, gli autori sottolineano che questa narrazione semplifica una realtà tecnica e operativa molto più complessa.
L’integrazione dell’IA nei cicli di targeting non comporta l’automazione totale delle decisioni. Piuttosto, piattaforme come Maven Smart System (MSS) di Palantir, alimentate da modelli di Claude di Anthropic e ospitate su Amazon Web Services, fungono da aggregatori di dati da molteplici fonti, presentando informazioni in un’unica interfaccia. All’interno di questo ecosistema, l’IA supporta compiti specifici: fusione di dati e intelligence, identificazione e tracciamento di obiettivi, creazione e modellazione di linee d’azione, stime di danni collaterali e valutazioni post-attacco. Il livello di automazione varia tra questi compiti, con standard occidentali che richiedono un coinvolgimento umano «appropriato» o «dipendente dal contesto».
Un aspetto critico emerso dall’analisi riguarda il trasferimento di responsabilità. Sebbene l’IA supporti il processo decisionale, la responsabilità legale e operativa rimane umana. L’attacco al Minab School in Iran, che ha causato circa 200 vittime civili, è stato attribuito a dati storici difettosi – un errore umano, non della macchina. Tuttavia, il RUSI evidenzia che l’accelerazione dei cicli decisionali comporta il rischio che la tecnologia guidi le scelte umane anziché limitarsi a supportarle.
Oltre il targeting, l’IA è già integrata in logistica, addestramento, elaborazione linguistica e operazioni cyber. La Defense Logistics Agency statunitense cita oltre 200 casi d’uso e 55 modelli di IA in diverse fasi di implementazione. Questi ambiti ricevono meno attenzione mediatica ma modellano profondamente le operazioni militari moderne. Il RUSI distingue tra modelli predittivi – utilizzati per manutenzione e supply chain – e modelli generativi, che comportano rischi maggiori di affidamento eccessivo e scarsa comprensione delle sfumature della politica militare.
Un ulteriore elemento di tensione emerge dalla dipendenza dai fornitori tecnologici statunitensi. Nel 2025, il Dipartimento della Difesa ha stanziato 800 milioni di dollari tra OpenAI, Anthropic, Google e X-AI. Tuttavia, controversie pubbliche – come la lettera dei dipendenti Google che chiedono il rifiuto di contratti classificati – rivelano fratture crescenti tra settore tech e apparato militare. La «separazione» di Anthropic dai sistemi classificati del DoD si rivela complessa, richiedendo il disentanglement di asset, personale e conoscenze.
In Europa, il RUSI osserva che la percezione pubblica dell’IA in guerra è plasmata più dalla copertura mediatica che da valutazioni tecniche. La bassa approvazione europea per l’operazione Iran-Israele potrebbe accelerare la ricerca di sovranità tecnologica europea in difesa. Tuttavia, rimane aperta la questione se capacità europee di IA garantirebbero un targeting più discriminante o un uso coerente con dottrine e protocolli differenti da quelli statunitensi e israeliani.
Il RUSI sottolinea un rischio operativo che merita attenzione anche in ambito NATO: l’accelerazione dei cicli decisionali non elimina la responsabilità umana, ma la complica. Per l’Italia e gli alleati europei, questo significa che l’adozione dell’IA in difesa non è una questione puramente tecnica, bensì dottrinale e legale. La dipendenza dai vendor statunitensi, già evidente nel caso Anthropic-DoD, suggerisce che l’autonomia strategica europea in IA difensiva non è un lusso ma una necessità operativa. Infine, il RUSI non afferma che l’IA europeo sarebbe «più etico» – una domanda ancora aperta – ma che la sovranità tecnologica consentirebbe almeno di allineare i sistemi alle proprie dottrine e responsabilità legali.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 28 aprile 2026




