Europa senza scudo americano: la sfida delle armi a lungo raggio

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations, l’amministrazione Trump ha deciso di non dispiegare il 2nd Multi-Domain Task Force con il suo battaglione di fuoco a lungo raggio in Germania, revocando un accordo sottoscritto nel luglio 2024 tra Washington e Berlino. La decisione arriva come punizione nei confronti del cancelliere Friedrich Merz per le critiche rivolte alla gestione americana della crisi iraniana, e rappresenta un segnale di inaffidabilità strategica verso gli alleati europei.
L’accordo del 2024 prevedeva il dispiegamento episodico di capacità convenzionali americane a lungo raggio, inclusi i missili da crociera Tomahawk con gittata superiore a 1.600 chilometri, concepito come misura transitoria in attesa dell’operatività dei sistemi europei di colpo profondo. La Germania aveva inquadrato l’intesa come soluzione temporanea, ma il ritiro americano lascia ora un vuoto critico nelle capacità di deterrenza continentale.
L’ECFR sostiene che l’Europa deve accelerare programmi autonomi di acquisizione di armi a lungo raggio. I droni da attacco, che gli Stati europei stanno introducendo, offrono capacità tattiche ma mancano di velocità, gittata e potenza per colpire bersagli di grandi dimensioni o corazzati oltre i 500 chilometri. Per portate maggiori, l’analisi suggerisce programmi d’urgenza per accoppiare missili da crociera già disponibili—come Storm Shadow/SCALP-EG, Taurus e il francese MdCN—con acceleratori per il lancio da terra. Parallelamente, le catene di approvvigionamento dovrebbero essere orientate verso i sistemi più sofisticati da 2.000 chilometri in sviluppo attraverso l’European Long-Range Strike Approach (ELSA), con capacità iniziale prevista a metà anni Trenta, quali il missile da crociera britannico-tedesco e il missile balistico francese.
L’analisi suggerisce anche di valutare partnership con Turchia e Corea del Sud, entrambe dotate di linee di produzione consolidate per sistemi a gittata superiore a 500 chilometri, nonché di considerare l’integrazione di capacità ucraine in via di sviluppo, come il programma Flamingo, in una futura «composizione alto-basso» di capacità di colpo europee.
Il contesto strategico rimane critico: l’Europa sa da tempo di essere numericamente e in gittata inferiore rispetto agli asset russi di colpo a lungo raggio, mettendo in discussione la capacità di deterrenza. Mentre la Russia espande la produzione di missili, i programmi europei stagnano e gli acquisti americani affrontano ritardi crescenti. L’impiego di oltre 1.000 Tomahawk contro l’Iran ha inoltre ridotto la prospettiva di forniture rapide a Berlino, poiché Washington privilegerà i propri stock.
L’analisi dell’ECFR fotografa una realtà che i vertici militari europei conoscono bene: la dipendenza dalla garanzia americana è divenuta un’ipoteca sulla sovranità strategica. Il ritiro dei Tomahawk dalla Germania non è un episodio isolato, ma la conferma di una tendenza strutturale che costringe l’Europa a ripensare la deterrenza convenzionale senza illusioni sulla continuità del supporto statunitense. Per l’Italia, membro NATO e potenza mediterranea, questo significa accelerare investimenti in capacità di colpo autonome e rafforzare le sinergie con partner europei affidabili, in particolare Francia e Germania, piuttosto che contare su promesse di dispiegamenti americani soggetti a volatilità politica.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 4 maggio 2026



