Polizia Penitenziaria

Carcere di Trento, il sindacato denuncia violazioni nelle assegnazioni di personale

Il SAPPE contesta l’assegnazione temporanea di un’agente senza procedure comparative. Capece: «Amministrazione viola le regole che pretende dai poliziotti»

Roma, 21 luglio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria denuncia quella che definisce una grave violazione delle regole nella gestione del personale della Casa circondariale di Trento. Al centro della protesta l’assegnazione temporanea di un’agente all’Unità Operativa «Multivideoconferenze», effettuata secondo il SAPPE senza ricognizione preventiva tra il personale interessato e senza rispetto dei criteri di trasparenza, imparzialità e pari opportunità.

David Stenghel e Massimiliano Rosa, dirigenti sindacali del SAPPE di Trento, denunciano un episodio che «mortifica il personale, alimenta malcontento e incrina il rapporto di fiducia tra l’Amministrazione e chi garantisce sicurezza e legalità all’interno del carcere». Secondo i sindacalisti, incarichi e assegnazioni non possono essere decisi senza confronto preventivo, ignorando professionalità, anzianità di servizio e legittime aspettative. Evidenziano inoltre forti dubbi sulla sussistenza stessa dei presupposti organizzativi che avrebbero giustificato il provvedimento.

Il Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, interviene con toni durissimi: «Ancora una volta assistiamo a un’Amministrazione che pretende il rigoroso rispetto delle regole dai poliziotti penitenziari, ma che poi è la prima a violarle quando deve organizzare il lavoro. È un comportamento inaccettabile e profondamente lesivo dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione».

Capece sottolinea il paradosso delle carceri italiane: mentre gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria affrontano sovraffollamento, aggressioni, carenze di organico e turni massacranti, «c’è chi negli uffici continua a produrre atti che alimentano conflitti anziché risolverli». Il leader del SAPPE ribadisce che «il rispetto delle regole non è un’opzione, ma un obbligo per tutti, a partire da chi esercita funzioni dirigenziali».

Il SAPPE chiede l’intervento urgente del Provveditorato regionale e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per verificare la legittimità dell’ordine di servizio contestato e disponerne l’annullamento, affinché vengano ripristinati criteri oggettivi e trasparenti.

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