Guardia di Finanza

Lavoro nero nel Varesotto: 33 lavoratori in nero, 18 datori sanzionati

La Guardia di Finanza ha concluso tre mesi di controlli su bar, ristoranti e altre attività. Un lavoratore clandestino espulso

Varese, 5 giugno 2026 – Negli ultimi tre mesi la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Varese ha intensificato i controlli contro l’economia sommersa e il lavoro irregolare. L’operazione ha riguardato bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pub, parrucchieri, imprese agricole e distributori di carburanti in 14 comuni della provincia: Lavena Ponte Tresa, Laveno Mombello, Luino, Porto Ceresio, Cantello, Malnate, Arcisate, Besozzo, Angera, Ispra, Busto Arsizio, Lonate Pozzolo, Gallarate e Vergiate.

I 22 controlli eseguiti hanno portato all’identificazione di 33 lavoratori in nero. In 14 esercizi commerciali è stata avanzata all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Varese la proposta di sospensione dell’attività, poiché più del 10 per cento dei dipendenti risultava occupato senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro.

In cinque casi sono state documentate violazioni della tracciabilità dei pagamenti: i datori di lavoro avevano corrisposto la retribuzione con strumenti non tracciabili, in violazione della Legge di Bilancio 2018. Nel complesso, 18 datori di lavoro sono stati sanzionati con importi che vanno da un minimo di 64.000 euro a un massimo di 321.800 euro.

Durante i controlli è stato identificato anche un lavoratore di nazionalità marocchina in stato di clandestinità. A seguito degli accertamenti in materia di immigrazione, è stato accompagnato allo scalo aeroportuale «Guglielmo Marconi» di Bologna ed espulso con volo diretto in Marocco, in esecuzione di un provvedimento della Prefettura di Varese. Il datore di lavoro è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Varese per reati previsti nel Testo Unico sull’immigrazione.

L’attività della Guardia di Finanza mira a contrastare l’illegalità nel sistema economico, a tutela delle imprese che operano regolarmente, e a proteggere i lavoratori. Chi accetta di lavorare in nero rinuncia alle coperture previdenziali e assicurative, con conseguenze gravi sulla maturazione dei requisiti pensionistici e sulle garanzie in caso di infortunio.

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