Casinò di Saint-Vincent sotto amministrazione giudiziaria

Il Tribunale di Torino dispone il controllo della struttura valdostana, prima volta per una casa da gioco. Sequestri per 5 milioni
Aosta, 28 maggio 2026 – Il Casinò di Saint-Vincent è stato sottoposto ad amministrazione giudiziaria. Il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione ha emesso il decreto su richiesta della Procura della Repubblica di Torino, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri. È la prima volta che lo strumento dell’amministrazione giudiziaria viene applicato a una casa da gioco in Italia.
La struttura valdostana è stata individuata dagli inquirenti come contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa. Il provvedimento rappresenta l’esito delle indagini di polizia economico-finanziaria condotte dal Nucleo Pef di Aosta, su delega e coordinamento della Procura della Repubblica di Aosta, diretta dal Procuratore Luca Ceccanti.
Lo scorso dicembre era stato eseguito un sequestro di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro nei confronti di oltre trenta indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Secondo l’indagine, le condotte delittuose poste in essere all’interno della Casa da Gioco avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti. La società non avrebbe messo a punto una struttura organizzativa adeguata a impedire la commissione dei reati. In particolare, sarebbero emerse lacune organizzative e un atteggiamento passivo e agevolatorio che ha consentito il diffondersi e il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare corruzione e riciclaggio.
I soggetti apicali del casinò, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio. Il Tribunale ha ritenuto che l’azienda, sebbene dotata sulla carta di procedure volte a impedire fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo previsto dal Decreto Legislativo 231/2001.
Due Amministratori Giudiziari, nominati dal Tribunale, eserciteranno specifici poteri di amministrazione per un periodo iniziale di un anno al fine di eliminare le criticità rilevate e rimuovere le «situazioni tossiche» che hanno reso la struttura permeabile ad attività illegali.




