Maxi operazione antidroga: quattro fermi per traffico internazionale di cocaina

Carabinieri e Dda di Roma smantellano organizzazione con base nel Lazio. Scoperto laboratorio di raffinazione in Calabria con 500 kg di miscele
Roma, 26 maggio 2026 – I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di quattro indagati – tre stranieri e un italiano – gravemente indiziati di far parte di un’associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. L’organizzazione importava cocaina dal Sud America e la distribuiva in Italia, movimentando circa 800 chilogrammi di droga all’anno.
L’operazione conclude mesi di indagini che hanno ricostruito una struttura complessa radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale, con ramificazioni internazionali e collegamenti con esponenti della criminalità organizzata calabrese e campana. Le indagini hanno avuto inizio nell’agosto 2025.
Gli inquirenti hanno identificato una precisa divisione dei ruoli: un broker internazionale di origini dominicane responsabile dei contatti con i fornitori esteri e della gestione dei flussi finanziari illeciti; un vertice operativo colombiano, noto come il «Presidente», incaricato di gestire le importazioni e i rapporti con i narcotrafficanti in Spagna e Sud America; un broker romano, principale distributore per il litorale nord laziale e il centro Italia; un soggetto di origini calabresi, fornitore di veicoli con vani occulti meccanizzati.
La cocaina veniva introdotta in Italia attraverso due canali principali: via terra dalla Spagna con autovetture modificate, oppure tramite rotte marittime da porti sudamericani come Guayaquil in Ecuador, con lancio in mare di borsoni in punti prestabiliti. Per consegne mirate, il gruppo utilizzava corrieri «ovulatori» addestrati a ingoiare ovuli di cocaina.
Le intercettazioni hanno rivelato una gestione altamente imprenditoriale. La cocaina veniva acquistata all’ingrosso a 16.000-17.000 euro al chilogrammo e rivenduta a 21.000-24.000 euro. Nei colloqui, la droga era indicata con nomi in codice come «Rosalba» o «Rosalia» per la cocaina rosa, «Biancaneve» per quella classica.
L’organizzazione ha dimostrato una spiccata propensione alla violenza. Per il recupero dei crediti, il vertice colombiano pianificava rapimenti e ricorreva a mazze da baseball e armi da fuoco. Le intercettazioni hanno confermato legami diretti con i vertici dei «Los Choneros», la più potente fazione criminale dell’Ecuador.
Un episodio significativo ha visto i vertici sudamericani vittime di una truffa orchestrata da esponenti della Camorra napoletana, che si appropriarono di 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati, causando un danno stimato in circa 280.000 euro.
Per trasferire i capitali illeciti, l’organizzazione ricorreva sistematicamente a moneta virtuale per eludere i controlli bancari. L’operazione ha avuto il suo epilogo con la scoperta, da parte dei Carabinieri della Compagnia di Bianco, di un laboratorio clandestino nelle campagne di Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria). Nel laboratorio sono stati sequestrati oltre 500 chilogrammi di miscele destinate ad abbassare la purezza della droga, insieme a presse idrauliche, stampi e forni a microonde.









