AUKUS, il contratto che non convince: le critiche di Turnbull sulla partnership sottomarina

Durante un intervento presso Chatham House il 11 maggio, Malcolm Turnbull, ex primo ministro australiano, ha sottoposto a critica serrata l’accordo AUKUS, la partnership trilaterale tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito finalizzata a fornire a Canberra sottomarini nucleari d’attacco. Turnbull ha definito l’intesa «un enorme trasferimento di ricchezza dal governo australiano verso gli Stati Uniti e il Regno Unito», aggiungendo che si tratta di «un accordo sui sottomarini senza sottomarini» e di «un affare terribilmente cattivo, davvero stupido».
Il nodo centrale della critica riguarda la capacità produttiva americana. Secondo Turnbull, i cantieri navali statunitensi non dispongono della scala e della velocità di produzione necessarie a soddisfare i fabbisogni del programma AUKUS. Questo vincolo strutturale trasforma l’accordo in un impegno finanziario senza una controparte materiale certa nei tempi promessi, lasciando l’Australia esposta a costi crescenti e a un orizzonte temporale indefinito.
Altrettanto severo il giudizio sulla componente britannica. Turnbull ha osservato che l’industria cantieristica del Regno Unito, in particolare il settore dei sottomarini nucleari, versa in uno stato di «completo disordine». In questa prospettiva, ha suggerito che Londra avrebbe dovuto mantenere l’accordo precedente con la Francia e, anziché aderire a AUKUS, entrare in partnership con Parigi per lo sviluppo di una nuova classe di sottomarini nucleari, con l’obiettivo di creare piattaforme difensive comuni per l’Europa.
L’intervento di Turnbull si è inserito in una discussione più ampia sulla politica estera australiana, il rapporto con l’alleanza americana e il ruolo delle potenze medie nel contesto della rivalità Usa-Cina. Nel corso dell’evento sono stati affrontati anche il vertice tra il presidente cinese Xi e il presidente americano Trump, le relazioni di Canberra con l’amministrazione Trump e il ruolo dell’Australia nella sicurezza del Pacifico.
Le critiche di Turnbull toccano un nervo scoperto della strategia occidentale nel Pacifico: la dipendenza da capacità produttive che faticano a stare al passo con gli impegni assunti. Per l’Italia, il caso AUKUS offre una lezione sulla necessità di verificare la fattibilità tecnica e industriale degli accordi di difesa prima di sottoscriverli, specialmente quando coinvolgono programmi pluridecennali e investimenti massicci. La questione della frammentazione industriale europea nel settore navale militare, sollevata implicitamente da Turnbull, rimane rilevante anche per le capacità europee autonome.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 15 maggio 2026




