Regno Unito allenta le sanzioni su petrolio e gas russo: pragmatismo o tradimento?

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, il governo britannico ha adottato questa settimana una svolta significativa nella politica sanzionatoria verso la Russia, autorizzando l’importazione di prodotti energetici russi attraverso due licenze commerciali generali. La prima consente l’importazione di gasolio e carburante per aviazione derivati da petrolio russo raffinato in paesi terzi come India e Turchia; la seconda autorizza l’importazione di gas naturale liquefatto da due terminali, Sakhalin 2 e Yamal.
La decisione ha suscitato reazioni durissime nei media britannici e tra i partiti di opposizione, che l’hanno interpretata come una concessione a Mosca. Un parlamentare ucraino ha ricordato l’impegno assunto dal primo ministro Keir Starmer nei confronti del presidente Zelensky di mantenere le sanzioni. Starmer ha giustificato la misura come risposta all’aumento dei prezzi energetici e ha ribadito l’intenzione di inasprire le sanzioni nel lungo termine. Il tempismo della decisione britannica coincide con l’estensione di una licenza americana da parte del Tesoro Usa il 19 maggio, suggerendo un coordinamento transatlantico.
L’analista sottolinea che la licenza per diesel e carburante per aviazione ha durata indefinita e sarà sottoposta a revisioni periodiche, il che di fatto rappresenta un allentamento permanente. Il Regno Unito importa circa il 70 per cento del suo carburante per aviazione e il 40 per cento del gasolio, rendendo economicamente razionale l’accesso a fonti di petrolio russo abbondanti. Cancellazioni di voli sono già state registrate nel paese a causa di timori di crisi nel rifornimento di carburante per aviazione.
Diversa è la motivazione dietro l’allentamento delle restrizioni sul gas naturale liquefatto. Il Regno Unito non importa gas russo da Yamal dal 2022 e ne importava quantità trascurabili anche prima della guerra. La licenza appare piuttosto orientata a mantenere l’allineamento con l’Unione europea, con cui Starmer sta cercando di approfondire i legami economici. Tre quarti del Gnl dal campo Yamal va a clienti europei, generando 7,2 miliardi di euro nel 2025. L’Ue ha vietato gli acquisti a breve termine sul mercato spot ma mantiene i contratti a lungo termine fino al 1º gennaio 2027, esattamente quando scade anche la licenza britannica.
Il governo britannico ha tentato di presentare il pacchetto di allentamento come un inasprimento complessivo delle sanzioni, aggiornando la normativa per restringere importazioni di uranio e contratti di servizio navale. Tuttavia, secondo l’analista, questi aggiornamenti rappresentano solo un affinamento tecnico di regole che non hanno effetti evidenti sull’economia russa. La decisione britannica riflette un tentativo di anteporre gli interessi strategici nazionali—gestione della disponibilità e dei prezzi energetici—al dibattito politico sulla Russia, sebbene la reazione negativa suggerisca che ulteriori innovazioni di politica estera, come una spinta verso negoziati per terminare la guerra in Ucraina, rimangono improbabili nel breve termine.
La mossa britannica rivela una frattura crescente tra pragmatismo energetico e coesione atlantica sulla Russia. Per l’Italia e la Nato, il precedente è significativo: se anche Londra—tradizionalmente pilastro dell’ortodossia sanzionatoria—cede a pressioni economiche, la tenuta del fronte occidentale su Mosca diventa ancora più fragile. Il coordinamento Usa-Uk suggerisce che Washington sta già ricalcolando il rapporto costi-benefici delle sanzioni energetiche, una dinamica che potrebbe accelerare anche in Europa se le crisi di approvvigionamento si aggravano.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 22 maggio 2026




