Polizia Penitenziaria

Sappe attacca i dirigenti penitenziari: «Nessuno può minare il Corpo»

Il sindacato risponde alle critiche su un programma di formazione con la Polizia Locale di Torino

Roma, 4 maggio 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) respinge le critiche mosse da una «minoranza residuale di dirigenti penitenziari» sulla professionalità e l’identità del Corpo. In una nota, il segretario generale Donato Capece difende l’operato della Polizia Penitenziaria e contesta le accuse di impieghi impropri del personale.

Al centro della polemica un’attività formativa di aggiornamento svolta nell’ambito della collaborazione con la Polizia Locale di Torino, che ha coinvolto sei unità di Polizia Penitenziaria insieme ai colleghi della municipale. Secondo il Sappe, si tratta di un programma avviato da due anni che prevede aggiornamenti teorici e pratici nei servizi di polizia stradale, destinato a essere esteso ad altre unità secondo il piano formativo del Prap di Torino.

Il sindacato critica duramente alcuni dirigenti penitenziari, accusandoli di essere divenuti tali «non per merito ma per effetto della legge Meduri, che ha creato automatismi di carriera privi di adeguati filtri meritocratici». Capece contesta inoltre le loro precedenti esperienze politiche e istituzionali, definendoli «burocrati» che non possono «parlare per conto della Polizia Penitenziaria».

Il Sappe sostiene che i problemi del sistema penitenziario, tra cui il sovraffollamento critico e le tensioni quotidiane nelle sezioni, siano «anche conseguenza delle responsabilità di certi dirigenti penitenziari» che in oltre quarant’anni di servizio avrebbero fatto poco per risolverli. La nota conclude affermando che questa minoranza tenta di «sfruttare ogni occasione per attaccare il Corpo» e ostacolare «ogni successo e ogni opportunità di valorizzazione della Polizia Penitenziaria».

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