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Il Regno Unito e il nodo della sovranità sull’intelligenza artificiale militare

Quarantotto caccia F-35B della Royal Air Force dipendono da aggiornamenti software che Washington potrebbe, in teoria, decidere di non fornire più. È uno degli esempi con cui Chatham House, nell’analisi firmata da Phil Tinline, illustra il rischio di un cosiddetto kill switch a cui il Regno Unito si espone affidandosi in modo crescente alla tecnologia statunitense, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla difesa.

Il rapporto ricorda che dall’acquisizione di DeepMind da parte di Google nel 2014 la Gran Bretagna non ha più sviluppato modelli fondazionali di intelligenza artificiale paragonabili a quelli di OpenAI o Anthropic. Nel frattempo Londra ha permesso l’acquisto da parte di aziende americane di società della difesa come Cobham e Meggitt, oltre a Spectris e Darktrace. A dicembre 2025 il ministero della Difesa ha assegnato senza gara d’appalto un contratto triennale da 240 milioni di sterline a Palantir per il supporto alle capacità di analisi dati, scelta che una commissione parlamentare ha definito a giugno un punto di debolezza inaccettabile per la presenza crescente dell’azienda nel settore pubblico britannico.

Il generale Sir Richard Barrons, tra gli autori della Strategic Defence Review e senior consulting fellow di Chatham House, sintetizza il mutamento di percezione: quella che sembrava un’alleanza vantaggiosa con un fratello maggiore amichevole appare ora un rapporto transazionale con un vero e proprio Grande Fratello.

Di fronte a questo scenario, l’analisi propone un approccio differenziato: per compiti a basso rischio, come l’approvvigionamento energetico tramite pannelli solari cinesi, l’acquisto di tecnologia estera resta accettabile. Dove è in gioco la sicurezza nazionale, in particolare nei sistemi di comando e controllo, Barrons ritiene preferibile accettare un possibile calo di prestazioni pur di mantenere il controllo sovrano, evitando la dipendenza dai grandi modelli generativi americani quando non sono necessarie funzioni generative complesse.

Il laboratorio britannico Cosine sta sviluppando, con il sostegno del Sovereign AI Fund del governo, un modello che definisce il primo sistema di intelligenza artificiale di frontiera pienamente sovrano del paese, Lumen Sovereign, addestrato su meno dati rispetto agli equivalenti statunitensi ma ritenuto sufficiente per usi specialistici. Un approccio che il rapporto avvicina alla strategia della Commissione europea nel Cloud and AI Development Act, che prevede l’assegnazione dei compiti più sensibili a uno stack sovrano europeo.

L’analisi segnala inoltre la necessità di rafforzare l’autosufficienza su energia e minerali critici, dove la Cina domina la capacità di lavorazione delle terre rare, e suggerisce di intensificare la cooperazione con altre medie potenze: dal Giappone, con cui è stata annunciata una Frontier Technology Partnership, alla Germania nell’ambito dell’accordo Trinity House sui missili da attacco in profondità. Resta tuttavia irrisolto l’accesso britannico al programma europeo SAFE per il finanziamento congiunto della difesa, e il rapporto riconosce che per i modelli fondazionali più avanzati l’opzione americana resta, al momento, l’unica disponibile.

Il commento di GrNet.it

Un tavolo del ministero della Difesa a Londra dove si decide se firmare un contratto con Palantir senza gara d’appalto racconta più di molte dichiarazioni ufficiali quanto sia stretto il margine di manovra reale di un alleato storico degli Stati Uniti. La questione riguarda da vicino anche l’Italia, che nei sistemi di comando e controllo e nella componente aerea di quinta generazione condivide con Londra una dipendenza tecnologica strutturale da fornitori statunitensi. La distinzione proposta da Barrons tra funzioni a basso rischio, dove l’acquisto sul mercato resta razionale, e funzioni sensibili, dove la sovranità vale più delle prestazioni, è un criterio che meriterebbe di entrare nel dibattito italiano su procurement e intelligenza artificiale militare. Resta però da capire quanto le industrie europee, Italia compresa, abbiano oggi la massa critica per costruire alternative credibili senza restare comunque subordinate, sia pure in modo diverso, a un ecosistema tecnologico esterno.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 8 settembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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