Venezia, Polizia di Stato presenta cortometraggio sulla violenza di genere

Anteprima alla 83ª Mostra del Cinema con il Capo della Polizia Pisani e dibattito pubblico
Si è tenuta il 10 settembre 2026 nell’ambito del Venice Production Bridge durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia l’anteprima del cortometraggio «Al di sopra di ogni sospetto», dedicato al contrasto della violenza di genere. All’evento hanno partecipato il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Vittorio Pisani, il Prefetto Diego Parente Capo della Segreteria del Dipartimento della P.S., il Prefetto di Venezia Darco Pellos, il Questore Antonio Sbordone e il Direttore dell’Ufficio Comunicazione Istituzionale Domenico Cerbone.
Il cortometraggio, dedicato al tema della violenza domestica, conferma l’impegno della Polizia di Stato nel contrasto alla violenza di genere e la scelta di avvalersi di ogni strumento di comunicazione, dal linguaggio cinematografico ai canali digitali, per raggiungere un pubblico sempre più ampio e trasversale. Diretto da Clemente De Muro e Davide Mardegan, il cortometraggio è prodotto da Ohana Production di Luca Bernabei in collaborazione con la Polizia di Stato e l’Associazione Giuridicamente Libera. Nel cast figurano Alessandro Preziosi, Barbora Bobulova, Salvatore D’Angeli, Lucio Patanè e Patrizia Iorio.
L’incontro, moderato dalla giornalista e conduttrice televisiva Myrta Merlino, si è aperto con un indirizzo di saluto del Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, seguito dalla proiezione del cortometraggio. Successivamente si è svolto un dibattito che ha visto, accanto al Capo della Polizia Pisani, la partecipazione del produttore Luca Bernabei, del neuropsichiatra infantile Prof. Narciso Mostarda, di Clemente Di Muro e di Alessandro Preziosi collegato da remoto.
Il cortometraggio racconta la storia di Ercole, un bambino di otto anni che si presenta da solo in commissariato annunciando di voler essere arrestato per aver picchiato sua madre. L’agente Santina e l’Ispettore, inizialmente convinti che si tratti di un gioco o di un’esagerazione infantile, rimangono spiazzati dalla precisione e dalla freddezza del suo racconto. Ercole parla di sangue, di violenza e persino di articoli del codice di procedura penale, sostenendo che la madre ha paura di lui e che, se lasciato libero, la violenza si ripeterà. Quando arriva il padre, un uomo educato e rassicurante, questi minimizza tutto e attribuisce le fantasie del figlio all’eccesso di smartphone e video violenti.
La verità emerge in un dettaglio silenzioso: Santina nota che il padre fuma compiendo gli stessi gesti precisi e inquietanti che il bambino aveva mimato in precedenza descrivendo la violenza. È un lampo di sospetto che incrina le apparenze. Con un pretesto amministrativo Santina blocca la partenza e richiama il padre in commissariato per una firma necessaria, lasciando intendere che qualcosa non torna e che il bambino potrebbe essere vittima di ciò che diceva di commettere. La storia si chiude con l’arrivo della madre, raccontando come la verità stia finalmente trovando spazio per essere ascoltata, rompendo il silenzio di una famiglia che vive nella paura.
«La forza di questo cortometraggio è il ragazzo, figlio di un rapporto matrimoniale in difficoltà, già degenerato nella violenza domestica. Da qui il messaggio ai giovani figli, innocenti e nel contempo vittime perché testimoni della violenza quotidiana: la Polizia è il punto di sicurezza anche per i figli in difficoltà, laddove la madre non ha ancora trovato il coraggio della denunzia» ha dichiarato il Prefetto Vittorio Pisani, Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza. «Da trentacinque anni lavoro come comunicatore e sento forte la responsabilità di usare le storie per accendere riflettori su temi urgenti. Con questo corto abbiamo voluto raccontare la violenza di genere dal punto di vista di un bambino e la capacità di una poliziotta di riuscire a cogliere i segnali che il piccolo manifesta. Il desiderio è quello di creare consapevolezza affinché ciascuno di noi possa imparare a riconoscere i segnali di disagio, ascoltare i silenzi e non voltarsi dall’altra parte, in modo da favorire una denuncia ed essere in grado di supportare la vittima con una rete solida che la protegga» ha dichiarato Luca Bernabei, fondatore e Presidente di Ohana Production.



