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Il voto in Sassonia-Anhalt mette sotto pressione il cordone anti-AfD in Germania

Secondo un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft e firmata da Molly O’Neal, le elezioni legislative nello stato della Sassonia-Anhalt, vinte con quasi il 44% dei voti dall’Alternative für Deutschland (AfD), rappresentano un test decisivo per la tenuta del cosiddetto firewall, l’accordo tacito con cui i partiti mainstream tedeschi hanno finora escluso i populisti di destra da ogni ruolo di governo, sia a livello federale che statale.

I risultati finali collocano l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) del ministro presidente uscente al 17%, seguita da Socialdemocratici (SPD), Verdi e Linke intorno al 9% ciascuno. L’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) ha ottenuto il 5,3% e cinque seggi, con un’affluenza superiore al 75%. L’AfD avrà 39 seggi su 83, a soli tre dalla maggioranza assoluta, e il BSW si è già dichiarato disponibile a discutere una cooperazione.

Nell’ex Germania Est, l’AfD e la Linke – quest’ultima erede in parte del partito comunista al potere prima della riunificazione – raccolgono consensi alimentati dal persistente divario socioeconomico con l’Ovest e da un sentimento diffuso di subalternità. Il leader regionale dell’AfD, il trentacinquenne Ulrich Siegmund, ha condotto una campagna dal tono rassicurante, slogan “Tutto è possibile”, distanziandosi dai toni rabbiosi che spesso caratterizzano il partito, nonostante Der Spiegel lo avesse definito in copertina “l’uomo più pericoloso di Germania”.

Le competenze statali in Germania riguardano istruzione, cultura e alcuni aspetti di gestione economica e ordine pubblico, ma non la politica estera. Siegmund ha comunque annunciato l’intenzione di introdurre curricula scolastici più tradizionali, esporre il tricolore nazionale al posto della bandiera arcobaleno, reintrodurre l’insegnamento del russo e rilanciare gli scambi educativi con Mosca, oltre a misure più severe su detenzione e rimpatrio dei richiedenti asilo respinti.

Sul piano nazionale, il cancelliere Friedrich Merz governa in coalizione CDU-CSU con l’SPD e registra un tasso di approvazione netto del -65% a luglio, il più basso tra i leader europei. Durante la campagna, il ministro presidente uscente della CDU ha tenuto le distanze da Merz, meno popolare nell’Est che nel resto del paese. Michael Kretschmer, unico ministro presidente CDU nell’ex DDR, ha chiesto di riconsiderare il firewall, mentre altri esponenti CDU attribuiscono il calo storico dei consensi del partito alla necessità di governare in coalizione con l’SPD, prassi avviata già sotto Angela Merkel.

Merz respinge l’ipotesi di mettere fuorilegge l’AfD per incostituzionalità e punta invece a recuperare elettorato inasprendo le politiche su migrazione e asilo. I dati non confermano l’efficacia di questa strategia: da quando Merz è al potere, l’AfD è salita al 28% di consensi nazionali, superando la CDU, scesa al 22%. Alcuni analisti citati nell’articolo ritengono che proprio il firewall, imponendo coalizioni ampie e indistinte, abbia finito per rafforzare la narrativa dell’AfD come unica alternativa reale.

Il governo regionale non ha competenze dirette in politica estera, ma l’apertura di un possibile ingresso dell’AfD in coalizioni di governo, anche a livello federale, potrebbe col tempo influenzare l’approccio tedesco verso la Russia. Il tema, centrale nella campagna in Sassonia-Anhalt, tornerà probabilmente protagonista nelle elezioni di fine mese in Mecklenburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino.

Il commento di GrNet.it

Che cosa succede quando il cordone sanitario diventa esso stesso la ragione della crescita del partito che dovrebbe contenere? È la domanda che l’analisi lascia aperta, e che riguarda da vicino l’Italia, dove il dibattito su alleanze e coalizioni con forze euroscettiche non è mai stato del tutto sopito. Il caso tedesco mostra che l’esclusione formale, se non accompagnata da risposte credibili sui divari territoriali e sociali, può rafforzare proprio la forza che intende marginalizzare. Per Roma, che nel Mediterraneo condivide con Berlino la necessità di una linea coerente su Ucraina e rapporti con Mosca, un’eventuale erosione del firewall tedesco a livello federale avrebbe ricadute dirette sulla coesione della posizione europea, non solo su un equilibrio interno alla Germania.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 7 settembre 2026

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