Padova, chiesto il rinvio a giudizio per l’organizzazione che truffava anziane

Oltre 1.200 vittime in tutta Italia. Estorsioni e truffe nel settore porta a porta. Sequestrati 2,5 milioni di euro
Padova, 30 luglio 2026 – La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone ritenute responsabili di un’associazione a delinquere dedita a estorsioni e truffe ai danni di donne anziane nel settore delle vendite porta a porta. L’indagine della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Padova ha accertato oltre 1.200 vittime sparse in numerose province italiane.
Nel gennaio scorso il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova aveva disposto cinque misure cautelari personali nei confronti dei capi e dei promotori dell’organizzazione – una custodia in carcere e due arresti domiciliari – e il sequestro preventivo di 2,5 milioni di euro di profitti illeciti. Nel corso dell’esecuzione delle misure, l’esame delle prove digitali e documentali, insieme alle testimonianze di ulteriori vittime, ha consolidato il quadro indiziario.
Le indagini erano partite da un controllo economico del territorio. Gli investigatori avevano osservato per diversi mesi come alcuni soggetti padovani frequentassero locali esclusivi della movida a bordo di auto di lusso. Gli accertamenti avevano fatto emergere incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria e il tenore di vita, oltre ad anomalie nella clientela della società amministrata: composta integralmente da donne ultrasessantenni.
Il modus operandi era consolidato. Gli indagati, muniti di elenchi nominativi acquistati da altre società del settore, si presentavano porta a porta in specifiche aree territoriali, consapevoli di trovare anziani, casalinghe, pensionati e persone sole. Con abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e convincevano le vittime che, in virtù di contratti di acquisto stipulati anni prima con altre imprese, erano obbligate a comprare articoli casalinghi: ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi di magnetoterapia. Prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.
Gli acquisti, compresi tra 5.000 e 7.000 euro, avvenivano quasi sempre tramite finanziamento presso società di credito al consumo. Molte vittime vivevano in difficili condizioni economiche, spesso con sola pensione minima. In numerosi casi, i venditori si ripresentavano a distanza di mesi presso le vittime più vulnerabili, costringendole a ordinare ulteriori articoli e a rimodulare i finanziamenti già attivati, aumentando così importo delle rate e durata.
Di fronte a rifiuti o resistenze, gli indagati minacciavano azioni legali, sostenendo che i contratti precedenti comportavano ancora l’obbligo di ulteriori acquisti. Molte casalinghe, di fronte alla pervicacia e all’insistenza dei venditori – che mettevano in scena anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende – sottoscrivevano nuovi ordini pur non avendone necessità, solo per liberarsi dall’oppressione.
I profitti derivavano da ricarichi fino all’800% sui prodotti e dalle provvigioni delle società di finanziamento per ogni concessione di credito. Questo aveva permesso ai principali indagati di condurre uno stile di vita sfarzoso: vacanze, ristoranti raffinati, acquisti presso maison di alta moda, noleggio di Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche. Sono stati sequestrati orologi, gioielli, capi d’abbigliamento, accessori, disponibilità finanziarie e beni immobili.
Le vittime provenivano da Padova e da altre 48 province italiane, tra cui Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì-Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.






