Guardia di Finanza

Sequestro preventivo per abusi di mercato: coinvolte tre società quotate

La Guardia di Finanza esegue decreto del tribunale di Milano. Indagati dieci soggetti per manipolazioni e frodi finanziarie per oltre 30 milioni di euro

Milano, 29 luglio 2026 – I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma hanno eseguito stamattina un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano. Il provvedimento riguarda le azioni e le quote di quattro società, di cui tre quotate sul mercato Euronext Growth Milan, detenute da tre soggetti, oltre a oltre 100.000 euro sequestrati quale profitto del reato di manipolazione del mercato.

L’operazione, delegata dalla Procura della Repubblica di Milano, è stata condotta in collaborazione con la Consob. Contemporaneamente al sequestro, sono stati notificati dieci interrogatori preventivi nei confronti di altrettanti indagati.

Le ipotesi di reato contestate includono manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche e responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio dagli amministratori.

Secondo le indagini, l’amministratore delegato e il direttore generale delle società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti, avrebbero attuato condotte illecite finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società, raccogliere fondi attraverso finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi, e frodare il mercato finanziario mediante l’utilizzo distorto di Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (Poc), per un importo complessivo superiore a 30 milioni di euro.

In particolare, le società quotate avrebbero stipulato contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto azioni corrispondenti all’importo del prestito più commissioni del 5%. Le indagini hanno accertato che il sottoscrittore era in realtà una società italiana le cui quote sono state sequestrate, e che la liquidità proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato e dalle medesime società quotate.

Secondo l’accusa, questo schema fraudolento integrerebbe il reato di manipolazione del mercato di tipo informativo e operativo, consentendo all’amministratore di ottenere vantaggi economici dalla vendita delle nuove azioni e dall’incasso di commissioni, mentre ingannava e danneggiava il mercato diluendo il numero di azioni disponibili e causando il deprezzamento dei titoli.

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