Sarno (UILPA Penitenziari ), suicidi tra i baschi blu problema grave, ma no a strumentalizzazioni

carcere-polizia-penRoma, 30 apr – «Quello di Padova (ieri) è il terzo suicidio di un appartenente alla polizia penitenziaria nell’anno in corso, che porta alla stratosferica cifra di 123 suicidi di baschi azzurri negli ultimi 14 anni. E’ del tutto evidente che occorre investigare presto e a fondo le cause del tasso suicidario all’interno della polizia penitenziaria, nel contempo non bisogna strumentalizzare queste tragedie che spesso sono originate da motivazioni non sempre direttamente connesse alla tipologia di lavoro. Purtroppo i numeri sono impressionanti e costituiscono allarme sociale. Personalmente ritengo che il personale della Polizia Penitenziaria somatizzi il contatto quotidiano con il dolore, il grigiore, la sofferenza e la violenza, che si respirano all’interno degli istituti penitenziari , e che ciò possa contribuire a rendere più difficile affrontare le prove della vita».

Questo il commento di Eugenio SARNO, Segretario Generale della UILPA Penitenziari, rilasciate a margine del IV Congresso Regionale della UILPA Penitenziari dell’Abruzzo tenutosi a Silvi Marina (PE) .

«Piuttosto che immaginare, quale soluzione, improbabili centri di ascolto sarebbe indispensabile che l’Amministrazione Penitenziaria, a tutti i livelli, recuperi capacità di attenzione e sensibilità verso le difficoltà operative del personale. Pertanto recuperare corrette relazioni sindacali non solo alimenterebbe un confronto sinergico quanto contribuirebbe ad una capacità comunicativa piuttosto appannata. A volte – afferma il Segretario Generale della UILPA Penitenziari – è il senso di abbandono e la sensazione di non essere adeguatamente sostenuti ad alimentare la spirale depressiva. Non a caso vi sono prove scientifiche che nel mondo del lavoro i lavoratori Polizia Penitenziaria sono quelli maggiormente esposti alla sindrome del burn-out».

Il leader sindacale non ha mancato di sottolineare l’urgenza di soluzioni immediate per recuperare la dignità della detenzione e del lavoro penitenziario.

«Si parla, giustamente, molto della scadenza del prossimo 28 maggio imposta all’Italia dalla CEDU per eliminare quelle condizioni di detenzione giudicate trattamento inumano e degradante. Sarebbe ingiusto non sottolineare lo sforzo del DAP per recuperare condizioni dignitose della detenzione. Ma aver assicurato almeno tre metri quadri ad ogni detenuto non può, e non deve, essere considerato il raggiungimento di un obiettivo. Deve essere considerato il primo passo verso una normalizzazione delle condizioni detentive in cui il ruolo della polizia penitenziaria sarà determinante e non solo perché legato a nuove forme di sorveglianza. Ma nessuno pensi che sia il solo Corpo di Polizia Penitenziaria a dover pagare dazio ed assumere sulla proprie spalle il peso di riforme a costo zero. Basti pensare che nel 2001 l’organico del Corpo della Polizia Penitenziaria fu determinato in circa 47mila unità con circa 43mila detenuti presenti. A distanza di circa tre lustri i detenuti sono aumentati di circa il 50% mentre i poliziotti penitenziari (a fronte di circa 8.000 posti detentivi in più) marcano una deficienza organica di circa il 18% (settemila unità in meno). Noi confidiamo nel Ministro Orlando e nell’attuale dirigenza dipartimentale acchè i confronti in corso portino a quelle soluzioni possibili, molte delle quali – chiude con una nota polemica SARNO – sono soluzioni di buon senso senza costi aggiuntivi».

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