Consulta: domani sentenza su libri a detenuti 41bis. Divisi sindacati penitenziaria e Antigone

libri-prigioneRoma, 7 feb – “Sì, è un diritto”. “No, è un pericolo”. Domani a palazzo della Consulta i giudici della Corte Costituzionale sono chiamati a decidere sulla possibilità per i detenuti sottoposti al regime speciale del 41bis di poter ricevere e spedire libri e riviste, ora disponibili solo attraverso il ricorso alle biblioteche penitenziarie oppure tramite richiesta alla direzione del carcere.

La sentenza prevista per domani – legata all’iniziativa di un magistrato di sorveglianza di Spoleto, investito di un reclamo presentato da un detenuto in regime 41bis in riferimento agli articoli 15, 21, 33, 34 e 117 della Costituzione italiana nonché alla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo – riguarda la possibilità, in base a circolari ministeriali del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, di adottare tra le misure di elevata sicurezza interna ed esterna, volta a prevenire contatti del detenuto in regime differenziato con l’organizzazione criminale di appartenenza o di riferimento, il divieto di ricevere dall’esterno e di spedire all’esterno libri e riviste.

In attesa del verdetto della Consulta, l’associazione Antigone e il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, sentiti dall’AdnKronos, si schierano su due fronti opposti: la prima per un sì, il secondo per il no.

«Questo divieto confligge con il diritto del detenuto, che può trovare limiti solo in presenza di un concreto fondamento basato su esigenze di sicurezza – sostiene Susanna Marietti coordinatrice di Antigone – Un libro può essere benissimo controllato all’ingresso e dunque negarlo sarebbe una indebita forma di pressione. Ci auguriamo che la Corte Costituzionale prenda una decisione aperta alla possibilità di non negare questo diritto e non mancano dei precedenti giuridici in tal senso».

Opposta la posizione che esprime Donato Capece segretario del Sappe: «A parte tutte le considerazioni sulla sicurezza, legate alla possibilità di inviare o ricevere messaggi “nascosti” stampati in libri o riviste, un via libera della Consulta aggraverebbe ulteriormente i carichi di lavoro della Polizia penitenziaria, che già lamentano pesanti carenze di organico, lavorando ben al di sotto dei limiti di sicurezza: attenzione a non far implodere il sistema penitenziario italiano», avverte Capece.

Il sindacalista del Sappe auspica che «la sentenza della Corte Costituzionale sia negativa: i detenuti già hanno a disposizione libri e riviste, non c’è alcuna necessità che arrivino da fuori, non controllabili nell’interezza dei loro testi. E non scordiamoci che stiamo parlando di detenuti sottoposti al regime del 41bis e cioè ad alta pericolosità sociale, per i delitti efferati e gravi di cui si sono macchiati». (AdnKronos)

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