Carceri: ennesima aggressione al personale di Polizia. SAPPE: «il sistema si sta sgretolando ogni giorno di più»

Udine, 8 ott – Nella serata di venerdì scorso, nel carcere di Udine, si è consumata l’ennesima aggressione da parte di un detenuto ai danni del personale di Polizia Penitenziaria. Questa volta, il protagonista è un detenuto ventiduenne di cittadinanza italiana in attesa di primo giudizio per furto e ricettazione, in carcere a Udine da agosto di quest’anno, in esecuzione di un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare, per inosservanza alle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria.

A darne la notizia è Giovanni Altomare, segretario regionale per il Friuli Venezia Giulia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che rappresenta come «il detenuto responsabile della vile aggressione non è nuovo a porre in essere comportamenti di destabilizzazione della regolare vita quotidiana dell’Istituto Penitenziario, nonostante il suo breve stato di detenzione. In precedenza, difatti, si è reso protagonista di numerosi eventi critici, appiccando fuochi e danneggiando celle della sezione a regime chiuso ove è ristretto in isolamento disciplinare, oltre che a garanzia della propria incolumità personale».

«Nella serata di venerdì scorso – prosegue Altomare – l’energumeno in questione, dopo aver distrutto nuovamente due celle rese inidonee, opponendosi al personale di Polizia Penitenziaria per il trasferimento in una nuova cella, è andato in escandescenza minacciando e aggredendo fisicamente i sei Agenti di Polizia Penitenziaria intervenuti per le operazioni di rito. Un Agente è stato afferrato al collo e colpito al volto, riportando una prognosi di sette giorni per un’importante contrattura para vertebrale, labbro gonfio ed escoriazioni al collo. A nulla sono servite le precedenti misure di sicurezza adottate per garantire la sana custodia dei beni pubblici e la sicurezza dell’incolumità personale del soggetto, privato di ogni oggetto che potesse usare al fine di reiterare la distruzione delle celle e appiccare fuoco alle stesse, come ad esempio l’accendino. Per ragioni di sicurezza, addirittura, è stata emanata una disposizione interna che vieta la custodia da parte di tale detenuto dell’accendino, sicché, quando il detenuto intende fumarsi una sigaretta, deve essere servito per l’accensione dal personale di Polizia Penitenziaria».

«Tutto ciò è inconcepibile, poiché tale mansione non rientra tra i compiti istituzionale del Corpo di Polizia Penitenziaria, di certo non arruolato per fare da cameriere ai detenuti», conclude Altomare. «È ora che la Direzione del carcere di Udine riveda immediatamente tale disposizione. Si auspica che la sanzione disciplinare nei confronti del detenuto sia esemplare, valutando l’applicazione dell’art. 14 bis dell’Ordinamento Penitenziario e che venga allontanato dall’Istituto di Udine, magari in qualche Istituto della Sardegna, dove ci sono nuovi posti detentivi. Il Personale di Polizia Penitenziaria è stanco di subire quotidianamente minacce e aggressioni ed operare in situazioni di carenza di organico e sovraffollamento».

E’ senza appello la denuncia del SAPPE, per voce del Segretario Generale Donato Capece: «Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale – servono almeno 8.000 nuovi Agenti rispetto alle necessità, ed invece sono state autorizzate solamente 305 nuove assunzioni -, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. E l’Amministrazione Penitenziaria da Santi Consolo, invece che intervenire concretamente con provvedimenti urgenti, pensa di mettere un bavaglio ai Sindacati che danno notizia di quel che avviene in carcere, come ad esempio queste gravi aggressioni ai nostri poliziotti, diffidandoci dal darne notizie. Ma il carcere deve essere una casa di vetro, trasparente, perché non si deve nascondere nulla».

Capece sottolinea: «I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e quelli della Giustizia Minorile e di Comunità hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere», conclude il leader del SAPPE. «Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e queste sono le conseguenze. E coloro hanno la responsabilità di guidare l’Amministrazione Penitenziaria dovrebbero seriamente riflettere sul loro ruolo dopo tutti questi fallimenti».

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