Camorrista ergastolano in cattedra alla Scuola di Polizia Penitenziaria. Il sindacato: "scelta folle" - GrNet.it - Network su Sicurezza e Difesa

Camorrista ergastolano in cattedra alla Scuola di Polizia Penitenziaria. Il sindacato: “scelta folle”

Savona, 22 mag – «E’ inammissibile, inaccettabile, intollerabile ed insopportabile che un camorrista ergastolano, con “fine pena mai”, in permesso per rappresentare una piece teatrale, condannato e quindi ritenuto colpevole di diversi gravissimi fatti di sangue, si sia potuto sedere oggi nell’Aula Magna della Scuola di Polizia Penitenziaria per parlare alle oltre 300 ragazze ed ragazzi che stanno frequentando il corso di formazione di Agente di Polizia Penitenziaria, magari per discutere del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale: una decisione gravissima che non può rimanere senza conseguenze per chi ha consentito tutto ciò».

E’ la denuncia del Segretario Generale del SAPPE Donato Capece.

«Questa è gente, che per il loro passato e per le pesanti responsabilità che ha avuto e che ancora ha, anche moralmente, dovrebbe essere espunta dal contesto sociale e men che meno dovrebbe avvicinarsi alle Istituzioni che hanno combattuto con le armi in pugno. E’ stato un errore invitarlo, così come è un errore coinvolgere questi soggetti in ogni progetto di ripensamento del carcere. Pensavamo di aver già visto il peggio quando il Ministro della Giustizia Andrea Orlando coinvolse Adriano Sofri, il leader di Lotta Continua condannato a 22 anni di carcere (ma da tempo in libertà) quale mandante dell’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi avvenuto a Milano nel 1972, tra gli “esperti” chiamati dal Ministro della Giustizia per riformare il sistema penitenziario italiano, incarico rigettato dopo la denuncia e le proteste del SAPPE. Ma oggi vedo che si continua a calpestare il senso dello Stato e delle Istituzioni, e di quella penitenziaria in particolare, continuando a coinvolgere membri di gruppi eversivi e criminali con gravi responsabilità in iniziative politiche e sociali, alla faccia dei Caduti e dei Loro familiari. Lo trovo semplicemente sbagliato ed offensivo».

Il camorrista citato dal SAPPE è Cosimo Rega, tre omicidi alle spalle, arrestato nel contesto della camorra salernitana e condannato all’ergastolo all’età di 38 anni. Attualmente è detenuto a Rebibbia.

Cosimo Rega – come si legge nella sua biografia – scopre la realtà carceraria e sente la necessità di sfuggire all’abbrutimento che causa una vita priva di libertà.

Inizia così a tirare fuori il meglio di sé, studiando, confrontandosi con l’arte, con i grandi drammaturghi, avvicinandosi al teatro, alla scrittura, formando il primo gruppo teatrale a Rebibbia nel 2002 che diede poi vita alla compagnia teatrale dei “Liberi Artisti Associati”.

Poi l’incontro con i fratelli Taviani e la proposta di girare un film “Cesare deve morire”, premiato alla 62esima edizione del Festival di Berlino con l’Orso d’Oro.

Cosimo Rega decide di raccontarsi, parla della sua vita e del suo riscatto morale nelle 480 pagine del libro “Sumino o’ falco – Autobiografia di un ergastolano” un lungo viaggio dell’autore per comprendere la propria personalità, le fragilità e gli errori del passato.

Oggi Cosimo sogna di poter lavorare come operatore nel carcere e rendere in qualche modo utile la sua esperienza di trentaquattro anni di reclusione e di uomo che si è riscattato completamente.

Dopo decenni di carcere, Rega definisce la criminalità organizzata “un cancro e un male assoluto” e, citando Falcone, dice di sperare che, come ogni fatto umano, abbia “un inizio e una fine”. La camorra è diventata una cultura proprio per questo si può combattere “solo con una contro-cultura forte e civile”.

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