Venezia, operazione antiterrorismo congiunta di Polizia e Carabinieri: individuata cellula jihadista

polizia-carabinieri1Venezia, 30 mar – Una complessa indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, condotta dal Reparto operativo del Comando Provinciale di Venezia congiuntamente alla DIGOS della Questura di Venezia, ha condotto all’individuazione di una cellula terroristica jihadista operante nel centro storico veneziano.

L’input è giunto dalla capillare attività di controllo del territorio svolta da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri, spesso congiuntamente e comunque sempre in stretto coordinamento tra loro, volta alla prevenzione dei reati in genere ed in particolare, data la delicata situazione internazionale, dei fenomeni terroristici.

Coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, gli investigatori di Reparto Operativo e DIGOS hanno individuato soggetti, dinamiche relazionali, radicalizzazione religiosa, luoghi di frequentazione, fino a giungere ad una conoscenza della loro attività criminale tale da permettere l’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere ed il fermo di un soggetto minorenne, tutti originari del Kosovo e presenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.

Il blitz si è svolto stanotte, con l’intervento dei reparti speciali NOCS della Polizia di Stato e GIS dell’Arma dei Carabinieri per l’irruzione nelle abitazioni degli indagati. Contemporaneamente sono state eseguite dodici perquisizioni, tutte in centro storico, tranne una in terraferma a Mestre ed una in provincia di Treviso.

All’operazione ha partecipato personale operativo e tecnico della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, unità cinofile dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, Nucleo Artificieri della Questura di Venezia, operatori del Gabinetto Regionale e Provinciale di Polizia Scientifica, nonché cineoperatori del Nucleo Investigativo.

I NOMI DEGLI ARRESTATI  

I tre kosovari arrestati sono Fisnik Bekaj, Dake Haziraj e Arjan Babaj. Non è stato invece diffuso il nome del quarto, il minorenne.

Per loro c’è già il provvedimento del Gip con l’accusa di associazione a delinquere a fini terroristici (art 270 c. P.), mentre per il minorenne un’ordinanza della procura della Repubblica per i minori di Venezia in attesa della convalida del Gip.

LE INTERCETTAZIONI: UNA BOMBA AL PONTE DI RIALTO

«Fare un attentato a Venezia significa guadagnarsi subito il paradiso, per quanti miscredenti ci sono qui: bisogna mettere una bomba al Ponte di Rialto». «Sì, buttiamo una bomba e poi: boomm, boomm». È quanto si sono detti due dei quattro kosovari arrestati questa notte a Venezia.

E poi: «Non vedo l’ora di giurare ad Allah. Se mi fanno fare il giuramento sono già pronto a morire»

Sono queste le frasi «preoccupanti e allarmanti che abbiamo scoperto nel corso delle intercettazioni avviate già l’anno scorso su questo gruppo di quattro kosovari arrestati nella notte», ha spiegato il procuratore reggente di Venezia Adelchi D’Ippolito.

«Nei loro discorsi inneggiavano all’Isis, all’ideologia rivoluzionaria, e parlavano di una serie di attentati. Guardavano i video con gli insegnamenti dell’Isis sull’uso delle armi, come il coltello per agire velocemente ed efficacemente e quindi facevano esercizio fisico paramilitare. Tra le ‘materie’ studiate e simulate anche la fabbricazione di bombe», ha spiegato.

Il procuratore ha anche riferito che nei loro discorsi gli arrestati «plaudivano all’ultimo attentato a Londra».

Nel corso delle perquisizioni sono state trovate alcune pistole, di cui si sta ora valutando se siano vere o pistole giocattolo, ma il procuratore Adelchi D’Ippolito ha sottolineato che, comunque, «l’elemento delle armi per i terroristi è del tutto secondario in quanto il modus operandi è quello di procurarsi le armi o l’esplosivo alla vigilia dell’azione terroristica».

INDAGINE PARTITA DOPO RIENTRO DI UN KOSOVARO DALLA SIRIA

«L’indagine era partita nel 2016 quando uno degli arrestati è rientrato da un viaggio in Siria dove presumiamo sia andato a combattere. Da lì è scattata l’indagine della Procura e della polizia giudiziaria. Tutto è imperniato in abitazioni in centro storico di Venezia nella zona di San Marco – ha spiegato il procuratore reggente Adelchi d’Ippolito – dove gli arrestati incontravano simpatizzanti e dove pregavano».

«Nel corso dell’indagine polizia e carabinieri hanno fatto un’attività serrata – ha spiegato il procuratore Adelchi D’Ippolito – grazie all’intuito della Digos e dei carabinieri controllando tutti i loro contatti fisici e soprattuto telematici. L’indagine è stata seguita seguendo passo passo ogni movimento, ogni aspetto della vicenda da reparti interforze con il contributo stanotte per arrestare nelle loro abitazioni in centro storico di Venezia di Gis e Nocs, vista l’alta percentuale di rischio con arresti fulminei ‘chiusi’ in dodici secondi».

L’AMMINISTRATORE DELLA CASA: IL CONTRATTO D’AFFITTO SCADEVA A LUGLIO

«La luce sulle scale si accendeva e spegneva in continuazione, credevo ad un guasto e sono uscito dall’appartamento. Mi sono trovato davanti un carabiniere con il passamontagna in testa che mi ha detto: ‘dentro e zitto’». Lo racconta ai cronisti Angelo Malandra, amministratore del condominio in centro storico nei pressi di piazza San Marco, dove abitavano i presunti terroristi arrestati stanotte a Venezia.

L’irruzione dei Gis e dei Nocs si è svolta alle 4 del mattino e si è protratta fino alle 6, «sono andato a prendere il contratto d’affitto stipulato con un’agenzia 6/7 mesi fa e mi sono accorto che tutto era regolare ma che scadeva a luglio: se qualcosa dovevano fare sarebbe dovuto accadere entro quella data».

MINNITI: OTTIMO LAVORO, IMPORTANTE RISULTATO DI PREVENZIONE

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in una telefonata al capo della Polizia, Franco Gabrielli e al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, si è congratulato per l’importante operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, ed eseguita dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri di Venezia. «La Polizia e i Carabinieri – ha sottolineato Minniti – hanno svolto un ottimo lavoro e, con grande professionalità ed impegno, hanno raggiunto un importante risultato di prevenzione antiterrorismo».

Infatti , gli indagati, dopo aver iniziato a pianificare un viaggio verso territori della jihad, appresa la notizia dell’attentato a Londra del 22 marzo scorso, avevano manifestato il proprio apprezzamento e fatto commenti sulla possibilità di realizzare un’azione nel nostro Paese. «Un grazie quindi a tutto il personale che ha contribuito, con impegno e straordinaria professionalità, al successo dell’operazione», ha aggiunto il ministro.

GABRIELLI: A VENEZIA RISULTATO IMPORTANTE, SICUREZZA FUNZIONA

L’operazione antiterrorismo che ha smantellato una presunta cellula jihadista a Venezia «è un risultato importante, frutto del lavoro sinergico tra Polizia e Carabinieri, a dimostrazione che la perfetta integrazione tra le forze di polizia non è uno spot». Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli. «Le persone coinvolte erano oggettivamente pericolose, così come i loro propositi», ha sottolineato Gabrielli.

Riferendosi più in generale al rischio di attacchi terroristici, il capo della Polizia ha aggiunto: «La minaccia esiste ed è presente su tutto il territorio nazionale, ma abbiamo apparati di sicurezza che fanno il loro lavoro. Il trionfalismo è sbagliato, sarebbe solo un esercizio vanaglorioso, ma operazioni come quella di oggi dimostrano che gli apparati di sicurezza, in sinergia con la magistratura, funzionano».

Quanto al fatto che in alcune regioni, come il Veneto, ci siano più frequenti operazioni di questo tipo «dipende dal numero delle comunità presenti e da quanto siano radicate sul territorio – ha spiegato Gabrielli – La condizione di favore che ha l’Italia rispetto ad altri paesi dipende dal fatto che abbiamo comunità meno radicate e sono meno accentuate le sacche di marginalità. Il protocollo sottoscritto con le comunità islamiche – ha ricordato – è un grande passo avanti per porre un muro tra le comunità, che sono una ricchezza per il paese, e chi usa il proprio credo religioso per porre in essere atti di terrorismo».

QUESTORE VENEZIA: INDAGINE CONCLUSA COME DOVEVA, SI MANTIENE MASSIMA ATTENZIONE

«Quest’indagine si è conclusa positivamente come doveva. Dimostra che l’impegno delle forze dell’ordine, della polizia di Stato e dei carabinieri è massima». Lo ha detto il questore di Venezia Angelo Sanna nel corso di una conferenza stampa in Procura a Venezia per presentare il risultato dell’indagine sul terrorismo che ha portato stanotte all’arresto di tre cittadini kosovari regolari in Italia e di un quarto minorenne, fermato, con l’accusa di associazione a scopo terroristico.

«Qui non finisce, la tensione continua ad essere ai massimi livelli, dopo gli arresti di oggi. Anche perché sappiamo quale potrebbe essere la reazione di certi ambienti del terrorismo internazionale – ha spiegato il questore – ma dobbiamo dire ai cittadini veneziani e ai turisti, proprio alla vigilia delle vacanze di Pasqua e della stagione turistica di stare tranquilli perché appunto le forze dell’ordine vigilano costantemente».

MINISTRO PINOTTI: «OTTIMO LAVORO DI SQUADRA»
 
«L’operazione di Venezia conferma l’impegno contro il terrorismo. Ottimo lavoro di squadra, Polizia di stato e Carabinieri!». Così twitta il ministro della Difesa Roberta Pinotti dopo il blitz notturno che ha sgominato una cellula jihadista nel centro di Venezia.


Il momento dell’arresto

 

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