SIULP, dipartimento P.S. “svende” dirigenti e poliziotti

poliziotti-antisommossa1Roma, 25 ott – «Con un blitz politicamente miope e organizzativamente devastante, sia per i cittadini che per gli stessi poliziotti, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza sta tentando una vera e propria restaurazione, che riporta alla mente tempi che tutti pensavamo ormai passati e di cui nessuno sembrava avere nostalgia, al fine di avere strumenti per un utilizzo dei poliziotti, e della stessa funzione di polizia, senza limiti e regole al sol fine, ci auguriamo di mascherare le proprie inefficienze».

«Infatti, per esplicita richiesta dello stesso Dipartimento della P.S. sul DDL Stabilità è stata inserita una previsione che, oltre ad annullare il diritto alla contrattazione del sindacato che è titolarità costituzionalmente tutelata, porta indietro di 30 anni l’organizzazione del lavoro e dei diritti dei lavoratori di polizia con il chiaro intento di ricondurli allo stato di “celerino” di pasoliniana memoria».

«Non era mai accaduto che in una legge finanziaria si prevedesse espressamente che gli orari di lavoro per ordine pubblico e contrasto alla criminalità, a prescindere dagli accordi contrattuali possono essere disposti “indipendentemente dalla durata degli stessi”».

«Tornare ad orari indefiniti, senza alcuna garanzia, soprattutto per ordine pubblico, significa umiliare la dirigenza, perché la si ritiene incapace di programmare e gestire le risorse disponibili nel rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e far incattivire le donne e gli uomini in divisa, che già lavorano in condizioni di costante disagio per pochi euro al mese rischiando la propria vita, poiché li si riconduce allo stato di “gladiatori”, maltrattati e famelici pronti ad aggredire chi trovano di fronte come accadeva negli sessanta quando il Paese era teatro di scontri e tensioni sociali».

Lo afferma in una nota Felice Romano, Segretario Generale del SIULP nella quale commenta lo schema del DDL Stabilità.

«Non vorremmo – continua Romano – che il mancato sblocco delle classi e degli scatti della dirigenza, così come l’annullamento della promozione il giorno antecedente la pensione, a differenza delle assicurazioni avute nel confronto con il Governo il 7 ottobre scorso, sia stato il prezzo che il Dipartimento della P.S. abbia pagato a cuor leggero pur di avere le mani libere nello “sfruttare”, senza limiti temporali, i poliziotti che sono rei solo di aver avuto, grazie all’azione del Sindacato, lo sblocco totale del tetto salariale. Il SIULP contrasterà tale scellerata strategia e denuncia, da subito la irresponsabilità del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dei suoi vertici facendo appello all’esecutivo e al Parlamento affinché intervenga per arginare questa sciagura per i lavoratori di polizia ma anche per la sicurezza del Paese».

«Dal Governo, che vuol far ripartire il Paese – conclude Romano -, ci aspettiamo un rilancio della sicurezza che, pur razionalizzando e coordinando al meglio il settore, passi attraverso la valorizzazione delle donne e degli uomini che la garantiscono e non con misure destabilizzanti e dozzinali, alcune dalla chiara connotazione di vendetta bieca, che svendono il lavoro dei poliziotti, da dirigente ad agente, inducendoli ad uno stato di frustrazione che inciderà negativamente sulla qualità della sicurezza e della lotta alla criminalità».

Appello sindacale congiunto ad Alfano e Renzi: no alla controriforma della Pubblica Sicurezza

«Diamo atto pubblicamente al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’interno ed al Governo di aver mantenuto l’impegno solennemente assunto, grazie al dialogo finalmente stabilitosi, pur dopo forti incomprensioni: come avevamo anticipato oggi è ufficiale, nel testo del disegno di legge di stabilità c’è lo sblocco del tetto retributivo e di tutti gli effetti dei meccanismi di progressione economica e di carriera. Chiediamo però all’Esecutivo di rivedere immediatamente la cancellazione di fatto dell’obbligo di rispettare le griglie orarie previste per l’effettuazione dei servizi dall’Accordo nazionale quadro: si tratta di una norma che nulla ha a che vedere con i risparmi di spesa e neanche con l’efficienza dei servizi, ma ha il solo obiettivo di nascondere dietro un dito conclamate incapacità dirigenziali che affliggono la Polizia di Stato».

La nota congiunta, sottoscritta da Siulp, Siap, Silp Cgil, Ugl PdS, Coisp, Consap, Uil Polizia-Anip prosegue: «Da tempo avevamo già registrato il tentativo strisciante di riportare indietro l’orologio della storia che l’Amministrazione della pubblica sicurezza stava tentando di mettere in atto sia che si parlasse, solo per fare qualche esempio, di straordinari o di alloggi servizio, per non parlare della revisione della spesa ipotizzata con la chiusura di molti presidi di frontiera, quelli dove si fa veramente polizia».

«La difesa di intollerabili privilegi economici è intimamente connessa con l’arroganza di chi, mentre tenta di definirsi manager si comporta ormai sfacciatamente da caporale di giornata: il nostro datore è andato a raccontare frottole per cancellare in maniera unilaterale un contratto per poi andare ad una trattativa che i rappresentanti dei lavoratori dovrebbero affrontare con coltello alla gola rappresentato dalla deregulation che si avrebbe nei servizi durante trattative lunghe e complesse».

«L’Amministrazione ha finalmente gettato la maschera rendendosi promotrice di un tentativo di controriforma per rimilitarizzare la Polizia di Stato, attuando un sogno a lungo accarezzato dai troppi dirigenti che vorrebbero, così facendo, nascondere le proprie incapacità e mantenere privilegi».

«Siamo disponibili a discutere di tutto e ci appelliamo alla disponibilità ufficialmente manifestata in questo senso dal Presidente del Consiglio: si proceda al rinnovo del contratto, come previsto da ormai due anni dal decreto D’Alia ed alla consequenziale stesura di un nuovo Anq, come già previsto dalla normativa, ma sia cancellata immediatamente la norma transitoria che tenta di cancellare quarant’anni di lotte dei lavoratori di Polizia per mantenere privilegi inammissibili ed a volte anche inconfessabili».

«Ci appelliamo al Governo, dal Ministro Alfano al Presidente Renzi, affinché venga salvaguardata la Riforma della pubblica sicurezza del 1981 dall’aggressione di chi, accampando mille alibi, non ha finora consentito di attuarla fino in fondo e che finalmente ha una faccia, un nome ed un cognome».

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