Sicurezza: tampona con l’auto di servizio, poliziotto condannato a pagare i danni

polizia-auto-incidentePoliziotto condannato dalla Corte dei Conti. Roma, 17 mar – «Ma davvero si può pensare che il nostro lavoro si può fare rispettando sempre i limiti di velocità? Colleghi sempre più indotti a tirare i remi in barca».

Lo afferma in una nota Franco Maccari, Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia (COISP), nel commentare la sentenza della Corte dei Conti della Basilicatache ha condannato un Sovrintendente di Polizia a pagare la somma di 944,5 euro più 290,73 di spese di giudizio a seguito di un tamponamento avvenuto mentre egli era alla guida dell’auto di servizio.

La sentenza della Corte dei Conti è del 23 gennaio scorso. Il poliziotto alla guida di una Fiat “Stilo” della Polizia di Stato, si è difeso affermando che «sebbene procedesse a velocità ridotta e nonostante tutte le manovre poste in essere, a causa anche del fondo stradale reso scivoloso dalla pioggia, tamponava il veicolo Volkswagen Polo che procedeva, il quale aveva arrestato improvvisamente la marcia per permettere ad altri automezzi di svoltare nella suddetta via».

Il Collegio giudicante però, di opposto avviso, ha affermato nella sentenza che «Alla luce di quanto previsto dall’art. 141 C.d.S., la circostanza che il fondo stradale era reso scivoloso dalla pioggia, ben lungi da costituire causa di giustificazione, appare invece ulteriore elemento di colpevolezza, proprio perché le suddette condizioni atmosferiche, che notoriamente incidono negativamente sulla capacità di aderenza dei pneumatici sull’asfalto, e quindi sulle possibilità di arresto del veicolo in frenata, imponevano una velocità particolarmente moderata ed una condotta di guida sommamente attenta».

Per tali ragioni, il sovrintendente della Polizia di Stato è stato condannato «a risarcire il danno prodotto al Ministero dell’Interno nella misura di € 944,50», oltre le spese di giustizia nella misura di € 290,73».

«Sembra un’eresia dirlo – continua Maccari -, anche solo pensarlo, eppure pare proprio che si faccia di tutto, giorno dopo giorno, per mettere gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine nelle condizioni psicologiche e pratiche di “tirare i remi in barca”, svolgendo i compitini senza troppa passione, ma piuttosto guardandosi bene da andare oltre il limite che segna inesorabilmente la caduta nel baratro delle assurde conseguenze che ci vengono imposte proprio quando e perché facciamo il nostro lavoro! Quel limite che spinge un Poliziotto a non retrocedere anche quando c’è un pericolo, che lo spinge a fare di tutto per tenere fede al proprio impegno, che lo spinge a rimetterci persino pur di fare il proprio dovere. Quel limite che è indispensabile ignorare perché questo lavoro impone di non poter pensare prima a se stessi, ma che assurdamente viene sempre più spesso inteso come la voglia inconcepibile ed incomprensibile dei tutori della Sicurezza di voler violare le regole. E’ pazzesco ma è così, non può che essere così se si arriva ad addebitare al cittadino che veste la divisa nientemeno che i danni per un tamponamento avvenuto in servizio. Ma in quale altro modo si può leggere una decisione del genere? Ma davvero si può pensare di fare seriamente il Poliziotto che spende la propria vita sulla strada rispettando sempre i limiti di velocità?».

«Siamo convinti – conclude Maccari – che non si dovrebbe mai smettere di pensare che la parola “specificità” riferita al nostro lavoro non può essere un concetto vuoto, ma che ha un significato reale. E ciò significa anche, ad esempio, pensare che un Poliziotto può superare il limite di velocità per i più disparati motivi e per le più inimmaginabili esigenze, e che non si può lasciare che le Forze dell’Ordine vadano in strada temendo di premere l’acceleratore quando serve per non dover pagare il carrozziere se l’auto si graffia. Questa, assieme a tutte le altre mille cose dello stesso tenore che registriamo quotidianamente, hanno tanto il sapore di una sorta di “attentato” alla nostra voglia di lavorare ed al nostro spirito di servizio».

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