Roma, donna fatta a pezzi in un cassonetto. Confessa il fratello

Il precedente del 2011

Roma, 16 ago – Si è appena concluso con il fermo da parte del Pm del fratello della vittima, Maurizio Diotallevi di 62 anni, il mistero delle due gambe ritrovate ieri sera all’interno di un cassonetto in Via Maresciallo Pilsudsky.

Ieri, intorno alle 20, una ragazza che rovistava nei cassonetti, ha trovato due gambe apparentemente di donna legate con del nastro da pacchi. La ragazza si è rivolta immediatamente alla polizia di Stato. Gli investigatori della Squadra Mobile, coadiuvati dai colleghi del commissariato Villa Glori e della polizia Scientifica, hanno subito acquisito alcune immagini di telecamere installate nei pressi del luogo ove sono stati rinvenuti gli arti, dalle quali emergeva che un uomo nella notte tra il 14 e il 15, gettava un oggetto voluminoso nel cassonetto.

Simultaneamente, sono state passate al setaccio le più recenti denunce di scomparsa, tra le quali emergeva quella di una donna di 59 anni di cui non si avevano notizie dal 14. La donna, Nicoletta Diotallevi, abitava con un fratello poco più grande di lei, in un appartamento del quartiere Flaminio dove i poliziotti hanno rintracciato l’uomo, che fin da subito ha fornito dichiarazioni contrastanti. L’uomo, è stato condotto in questura dove è stato sottoposto ad interrogatorio dal Pm titolare dell’indagine. Dinanzi al magistrato. Il 62enne ha ammesso di essere l’autore dell’omicidio e del tentativo di occultamento del cadavere. Il delitto sarebbe avvenuto per motivi familiari.

Nella tarda mattinata, in un cassonetto di via Guido Reni avvolti in un sacco è stato rinvenuto il resto del cadavere. Al termine dell’interrogatorio, il Pm ha emesso un decreto di fermo che è stato notificato all’indagato e che dovrà essere convalidato nei prossimi giorni da parte del Gip del Tribunale di Roma.

Il criminologo: la dinamica dell’omicidio implica un rapporto assassino-casa vittima

«Sbarazzarsi di un cadavere nella sua interezza è difficile, esistono vari modi molto complessi: certo, il metodo più facile è quello di ridurne le dimensioni e nasconderlo in sacchi da spesa, per poi buttarlo in vari cassonetti» il che «lascia pensare che chi ha compiuto il gesto non fosse una persona molto evoluta…».

Il criminologo Francesco Bruno commenta così con l’AdnKronos il caso della donna fatta a pezzi e gettata in diversi cassonetti a due passi da piazza Euclide. Omicidio che sarebbe stato confessato dal fratello della vittima.

«Tutta la nostra aggressività spesso si concentra sui fratelli, dando vita a liti furibonde. Tra fratello e sorella possono esserci degli impulsi sessuali che di solito vengono di rimossi, ma in alcuni casi questi possono trasformarsi in fatti assolutamente imprevedibili», prosegue Bruno, sottolineando come il fratricidio appartenga in qualche modo all’universo simbolico di Roma: «Ricordo che i primi due fratelli di questa città si ammazzarono…».

Per Bruno, il caso della donna uccisa e fatta a pezzi «apre a dei vissuti di sofferenza psichiatrici». E poi, «in una situazione di calore spaventoso come quella sperimentata a Ferragosto, le persone che soffrono di patologie psichiche tendono a non controllare gli impulsi», per cui “non mi meraviglierei” se il caldo avesse giocato un ruolo nell’omicidio».

Il metodo scelto dall’assassino per occultare il cadavere «fa pensare a una persona che evidentemente ha a che fare con la casa con cui la vittima viveva. Disfarsi in questo modo di un corpo – osserva infine il criminologo – implica una residenzialità, un’immediata vicinanza di chi è responsabile».

Il precedente del 2011

Un ritrovamento agghiacciante proprio come quello del cadavere mutilato avvenuto, sempre nella Capitale, ormai sei anni fa.

E’ l’8 marzo del 2011 quando un corpo di donna, in avanzato stato di decomposizione, senza testa né gambe, viene trovato dalla Polizia in un campo all’Ardeatina all’altezza di via Porta Medaglia. Ad avvistare il cadavere un camionista che stava percorrendo la strada, una via isolata, circondata dai campi. I primi risultati dell’autopsia, un lavoro complicato per le condizioni del corpo, rivelano che la donna è stata colpita da tre coltellate, una al cuore, una alla schiena e una al collo e che ha cercato di difendersi.

Un autentico giallo per gli investigatori riuscire a dare un nome alla vittima tanto che vengono diffuse anche alcune foto con dettagli come le unghie rotte e smaltate di rosso, il giubbotto nero con la zip, la maglietta e il particolare del bottone del gilet, per cercare di identificarla.

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