Polizia: unità cinofile specializzate nella ricerca di resti umani. Solo 5 in Italia

polizia-cani-ricerca-resti-umaniPavia, 23 giu – Prosegue la collaborazione tra il Dipartimento della P.S. ed il Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina Sperimentale e Forense dell´Università di Pavia, avviata con la sottoscrizione di una convenzione finalizzata alla realizzazione di attività formativa e di ricerca scientifica in tutti i settori delle scienze forensi e della criminalistica.

La Direzione Centrale per le Specialità e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato, in attuazione dell´art. 4 del protocollo, infatti, ha sottoscritto un accordo operativo riguardante l´utilizzo delle unità cinofile per la ricerca di resti umani e tracce ematiche, con particolare riferimento all´attività di ricerca, di formazione e didattica.

La sottoscrizione dell´accordo operativo è stata l´occasione di un confronto all´interno di una tavola rotonda dal titolo “Le nuove frontiere dell´investigazione: aspetti scientifici, didattici ed operativi delle unità cinofile specializzate nella ricerca di resti umani”, che si è tenuta oggi, alle ore 10:00, presso la Scuola Superiore di Polizia.

Alla tavola rotonda hanno partecipato, in qualità di relatori, il Dott. Roberto Sgalla, Direttore Centrale della Specialità della Polizia di Stato, la Prof.ssa Simonetta Lambiase, docente e responsabile del laboratorio di entomologia forense dell´ateneo sopra citato, il Dott. Benedetto Sanna, Direttore del Servizio Reparti Speciali.

E´ stato invece il Sost. Commissario della Polizia di Stato Paolo Lunardi, in servizio presso la Polizia di Frontiera di Malpensa, ad illustrare le peculiarità delle unità cinofile in questione, ed il Dott. Gianluigi Brocca, Dirigente del Commissariato di Ivrea, a fornire una testimonierà di un caso di Polizia Giudiziaria risolto grazie al contributo dei cani specializzati nella ricerca di resti umani.

All´incontro ha preso parte anche una delegazione della polizia svedese, guidata da Anders Månsson, Commissioner – funzionario incaricato per le operazioni unità cinofile della Polizia della Svezia dell´ovest. La Svezia ha infatti maturato una consolidata esperienza nella ricerca di resti umani con unità cinofile tanto da diventare leader europeo nel settore.

Attualmente, in Italia, i cani addestrati a tale scopo sono cinque, tutti pastori tedeschi, e sono operativi dal luglio 2013; dislocati a Milano Malpensa (2) e a Palermo (3), su 50 interventi effettuati sulla scena del crimine, in 10 casi il loro contributo si è rivelato determinante consentendo il rinvenimento di 5 cadaveri occultati di persone vittime di omicidio e altrettanti rinvenimenti di tracce ematiche occulte. L´incontro è terminato con una dimostrazione operativa delle suddette Unità Cinofile.

«La sinergia con l’università di Pavia, ed in particolare con il Dipartimento Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense, è un’iniziativa partita da tempo, sicuramente lungimirante. Attraverso questo progetto è possibile, infatti, qualificare il personale della Polizia di Stato, che opera nel campo della Polizia Giudiziaria, e garantire quindi professionalità e qualità del “prodotto” che offriamo». Cosi il Vice Capo della Polizia Vicario, Prefetto Luigi Savina, nell’aprire la tavola rotonda presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma sul tema “Le nuove frontiere dell’investigazione: aspetti scientifici, didattici ed operativi delle unità cinofile specializzate nella ricerca di resti umani”.

Durante l’incontro il Dott. Roberto Sgalla – Direttore Centrale per le Specialità della Polizia di Stato – ha sottolineato come la collaborazione con l’università ha consentito di addestrare i cani direttamente utilizzando resti umani, che il Dipartimento di Santità del polo universitario è autorizzato a conservarvare e trattare. La forte collaborazione, anche con la Svezia, ci ha permesso di essere il secondo paese in Europa ad avere cani specializzati nella ricerca di esseri umani. Questo ha fornito nuove importanti professionalità alla Polizia di Stato che prontamente sono state impiegate per la risoluzione di casi di omicidio e occultameto di cadavere, come ad esempio accaduto ad Ivrea nell’ottobre del 2014.

«L’utilizzo dei cani è stato dirimente e fondamentale per la risoluzione del caso», ha precisato il Dott. Brocca VQA Aggiunto della Polizia di Stato – Dirigente del Comm.to di Ivrea. «Senza di loro non sarebbe stato possibile rintracciare il cadavere di della donna romena di 31 anni Florica Agavriloaei, seppellita nello scantinato di casa dal marito dopo essere stata uccisa”.

Il Sostituto Commissario della Polizia di Stato Paolo Lunardi, in forza all’unità cinofila della Polizia di Frontiera di Malpensa ha infine spiegato come lo sviluppo di questo progetto si sia reso necessario per fornire una risposta rapida e qualificata all’investigazione. «Grazie alla sinergia con l’Universita di Pavia è stato possibile estendere la ricerca anche per persone decedute e per corpi sommersi in acqua. Tutto partendo da studi e protocolli sviluppatisi nel tempo soprattutto in Svezia paese precursore e leader in Europa in questo settore. L’addestramento e l’ attività operativa si svolgono in sinergia con la Polizia Scientifica che utilizza i georadar evitando e ci consente di evitare scavi inutili. In particolar modo, il cane, nella ricerca in acqua, ci permette di concentrare e limitare un’area di ricerca velocizzando l’attività ed evitando dispendio di risorse e tempo».

Attualmente la Polizia di Stato e le sue unità cinofile specializzate nella ricerca di resti umani sono stati chiamati ad intervenire in 50 casi, alcuni dei quali ancora aperti, e in 5 di questi è stato possibile rintracciare il cadavere e risolvere il cold case.

A margine del convegno, le autorità, i relatori e tutti i presenti hanno assistito ad un’esercitazione pratica che si è tenuta nel piazzale della Scuola Superiore di Polizia.

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