Polizia, decapitata famiglia mafiosa di Alcamo: arrestato Ignazio Melodia, fedelissimo di Matteo Messina Denaro

polizia-freezerLe riunioni dei boss nel freezer di un negozio di ortofrutta. Trapani, 21 feb – La Polizia di Stato di Trapani e la Direzione Investigativa Antimafia, hanno dato esecuzione questa mattina all’ordinanza del G.I.P. di Palermo che dispone la misura cautelare in carcere per Ignazio MELODIA, di 61 anni, a capo della famiglia mafiosa di Alcamo, e di altre 5 persone.

L’accusa per Ignazio Melodia, affiliato a Cosa Nostra dal latitante Matteo Messina Denaro in persona, è di essere a capo del mandamento di Alcamo. Gli altri arrestati risultano affiliati alla famiglia mafiosa di Alcamo svolgendo un ruolo di collegamento tra le articolazioni mafiose presenti nel territorio e facendo da tramite tra Ignazio Melodia e Vito Gondola, boss di Mazara del Vallo.

Uno degli arrestati è accusato di aver fatto da intermediario nell’organizzazione d’incontri e riunioni mafiose e di aver messo a disposizione i locali del proprio esercizio commerciale ad Alcamo.

A un arrestato è stato contestato di aver impedito il libero esercizio del diritto di voto durante le elezioni comunali di Alcamo del 2016 e di aver detenuto illegalmente un fucile.

Al Melodia e ad altri tre arrestati, è stato contestato, inoltre, il reato di estorsione, in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di alcuni imprenditori edili di Alcamo, di averli costretti a “mettersi a posto” pagando somme di denaro alla famiglia mafiosa.

L’operazione “freezer”, coordinata dalla D.D.A. di Palermo e condotta dalla Squadra Mobile di Trapani, dai Commissariati di P.S. Alcamo e di Castellammare del Golfo, è iniziata nel 2012. Le indagini si sono ulteriormente arricchite grazie alle investigazioni della D.I.A. di Trapani, eseguite tra il 2015 e il 2016, a seguito delle denunce di alcuni imprenditori rimasti vittime di estorsioni.

Dalle indagini della D.I.A. è risultato, poi, che uno degli arrestati, in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2016, ha procacciato voti con minacce anche a mano armata a favore della compagna.

La donna pur ottenendo circa 150 voti non fu eletta. Dalle investigazioni è emerso, inoltre, che l´attività della cosca si concentrava sulle estorsioni ai danni di imprenditori edili che lavoravano nel territorio.

Gli incontri relativi alle attività illecite avvenivano nella cella frigorifera di un negozio di ortofrutta ad Alcamo.

Dalle indagini della Questura di Trapani, si è avuta ulteriore conferma che la famiglia MELODIA, affiliata ai “Corleonesi”, è da anni saldamente a capo del mandamento di Alcamo, nonostante i ripetuti arresti che ha subito.

Il Melodia, reggente della famiglia di Alcamo dopo l´arresto del fratello Antonino, è laureato in medicina e per questo detto “u dutturi“.

Lavorava presso l’Ufficio d’Igiene di Alcamo ed era medico della AUSL di Trapani ed era stato già condannato a lunghe pene detentive per delitti di partecipazione mafiosa ed estorsione.

I servizi d’intercettazione hanno permesso di allargare le indagini ad altri soggetti affiliati alla “famiglia” di Alcamo e alle attività illecite svolte.

I dialoghi del boss Ignazio Melodia, oltre ad essere un documento unico nel suo genere, lasciano trasparire che Cosa nostra tenta ancora di controllare il territorio e di imporre le sue regole di comportamento.

Minacce e pressioni per ottenere vantaggi e voti. C’è anche questo nel blitz “Freezer” eseguito all’alba di oggi dalla Polizia e dalla Dia. Le indagini hanno permesso di accertare le ingerenze di Cosa nostra non solo nelle amministrative del 2012 ma anche in quelle dello scorso anno. A occuparsi dei “rapporti” con la politica era Salvatore Giacalone, 62 anni, finito oggi in carcere. Secondo gli nvestigatori della Polizia nel 2012 l’allora sindaco, Sebastiano Bonventre, avrebbe ricevuto “pressioni” da lui. In particolare, Giacalone avrebbe spiegato al primo cittadino che la sua posizione lo esponeva a rischi e che “loro” erano pronti a intervenire a sua difesa.

Dalle indagini della Dia è emerso, però, anche il ruolo di Giuseppe Di Giovanni, un altro degli arrestati, in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2016. L’uomo avrebbe procacciato voti con minacce anche a mano armata a favore della compagna Alida Maria Lauria, candidata per la lista civica “Insieme si può”. La donna non fu eletta ma ottenne 140 preferenze. Di Giovanni coinvolse anche Ignazio Melodia, ritenuto dagli investigatori a capo del mandamento di Alcamo, accompagnandolo presso la sede elettorale e riferendogli il nome di chi si opponeva alla candidatura della compagna.

L’operazione “Freezer” della Polizia di Stato e della Dia, si è avvalsa anche delle denunce di alcuni imprenditori vittime di estorsioni.

L’attività investigativa iniziata nel 2012 si è ulteriormente arricchita grazie alle indagini della Dia di Trapani, tra il 2015 e il 2016, a seguito delle denunce di alcune di alcune vittime. E’ emerso così che l’attività della cosca si concentrava sulle estorsioni ai danni di imprenditori che lavoravano in quel territorio.

“Esemplare” per gli investigatori è il caso di un’estorsione ai danni di un’impresa edile alcamese impegnata nella costruzione di ville estive ad Alcamo marina. L’azienda, infatti, dopo aver versato complessivamente 3500 euro, avrebbe dovuto pagare anche dai 1500 ai 2000 euro per ogni villa costruita, a seconda della cubatura.

Ignazio Melodia cercò di imporre il pizzo anche un’impresa edile di Mazara del Vallo, sempre nel Trapanese, che stava eseguendo lavori nel suo mandamento. «Per questo motivo, ribadendo con fermezza le rigide regole mafiose – spiegano gli investigatori -, ha cercato l’assenso del boss di Mazara del Vallo, Vito Gondola, per il tramite di Antonino Stella, originario di Marsala».


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