Partecipò all’irruzione alla Diaz e lo rivendica. Il Dipartimento si PS: pronti a misure disciplinari

poliziotto-diazRoma, 14 apr – Si chiama Fabio Tortosa, poliziotto di 42 anni, romano, e su Facebook il 9 aprile, due giorni dopo la condanna all’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per i fatti della Diaz, commentò: «Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia».

Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, sull’onda del clamore mediatico suscitato dalle dichiarazione del poliziotto annuncia: «In relazione al post pubblicato recentemente sul social network “Facebook”da un profilo apparentemente riferibile ad un operatore di Polizia il Dipartimento della Pubblica Sicurezza precisa che sono stati già avviati gli accertamenti relativi alla effettiva paternità delle dichiarazioni contenute».

«Laddove effettivamente dovesse trovarsi conferma che le stesse sono state opera di un appartenente alla Polizia di Stato, si avvieranno le conseguenti procedure disciplinari, laddove l’Autorità Giudiziaria non dovesse ravvisare profili di rilevanza penale».

Attualmente il profilo facebook di Fabio Tortasa rusulta cancellato.

Romano (SIULP), condanna ferma, dissenso totale e dissociazione da frasi inaudite

«Esprimo, qualora le frasi riportate dalla stampa fossero veramente attribuite ad un poliziotto, il più convinto e totale dissenso, oltre che di ferma condanna, dissociandomi, anche a nome degli oltre 25.000 iscritti del SIULP, dalle parole riportate su un profilo Facebook e, da quanto si legge, intestato ad un appartenente al Reparto Mobile di Roma, con le quali si inneggia a quanto accaduto la notte dell’irruzione alla scuola Diaz». La dolorosa vicenda del G8 di Genova, che ha visto l’epilogo di una settimana di vera e propria follia culminata in guerriglia urbana, censurata anche dalla CEDU di Strasburgo, che ha rappresentato un vero e proprio corto circuito della nostra società e che ha segnato tutte le parti coinvolte, non può essere inneggiata da nessuno e men che meno da chi indossa l’uniforme».

Lo afferma Felice Romano Segretario Generale del SIULP, il più grande sindacato confederale di Polizia.

«In un paese civile e democratico le sentenze, per gli uomini dello Stato che hanno giurato fedeltà alle Istituzioni democratiche e lealtà al servizio del proprio Paese, vanno sempre rispettate traendo dagli errori censurati dalla giustizia tutti gli elementi per migliorare le Istituzioni ed evitare che gli stessi errori possano ripetersi. Ecco perché chi afferma il contrario tradisce il giuramento di fedeltà e di lealtà al Paese».

«Lo voglio ribadire senza se e senza ma – prosegue Romano – perché a nessuno, strumentalmente o sfruttando l’onda emotiva che potrà scaturire da simili e insensate dichiarazioni, venga anche solo l’idea di omologare le migliaia e migliaia di donne e uomini della Polizia di Stato e delle Forze di polizia che quotidianamente si sacrificano, pur tra le mille difficoltà dovute alle condizioni nelle quali sono costretti ad operare, per la difesa della democrazia, per la salvaguardia delle Istituzioni democratiche, per la legalità e per la sicurezza dei cittadini».

«Certo che tali affermazioni non incarnano lo spirito di servizio e di totale abnegazione delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, solleciteremo, conclude il leader del SIULP, un’indagine immediata e approfondita per accertare se quanto riportato dalla stampa sia veramente opera di un poliziotto, convinti che simili comportamenti danneggiano l’immagine, la professionalità, l’equilibrio e la fedeltà alle Istituzioni democratiche del nostro Paese dei poliziotti, corretti e onesti».

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