Palermo, arresti per droga: tra i clienti degli spacciatori anche VIP e avvocati

polizia-palermo-560Sono 16 le ordinanze cautelari eseguite all’alba dalla Polizia di Stato. Palermo, 22 feb – Ci sono anche avvocati, vip, dirigenti tra i clienti degli spacciatori di cocaina arrestati all’alba di oggi a Palermo.

La Squadra mobile, diretta da Rodolfo Ruperti, ha eseguito sedici ordinanze di custodia cautelare. Dall’inchiesta, coordinata dai pm Maurizio Agnello e Amelia Luise, emerge che il giro d’affari dei trafficanti era molto alto. I clienti venivano soprattutto dalla “Palermo bene” con consegne a domicilio a qualunque ora del giorno e della notte.

Come si apprende, tra i clienti, c’erano anche diverse donne. Uno dei telefoni, cliente assiduo degli spacciatori, era intestato alla Regione siciliana.

Un fiume di droga che a Palermo arrivava dalla Calabria, dalla Campania e dall’Albania e che aveva come epicentro soggetti contigui a Cosa nostra. Hashish e cocaina richiesti da clienti di tutte le fasce sociali. “Uno spaccato variegato di assuntori” dice Rodolfo Ruperti, capo della Squadra mobile di Palermo, a margine della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’operazione antidroga che all’alba di oggi ha portato in carcere 13 persone.

Tre sono ancora ricercate, per due degli indagati sono scattati i domiciliari, mentre per undici si sono spalancate le porte del carcere.

I telefoni dei pusher squillavano di continuo. A chiedere la droga professionisti insospettabili. “Dentisti, avvocati, giornalisti, uno spaccato incredibile e una clientela variegata” dice Ruperti, spiegando che tra i clienti c’erano anche persone che “vivendo in ristrettezze economiche o diventano a loro volta spacciatori o commettono reati contro il patrimonio”.

Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Maurizio Agnello e Amelia Luise, hanno fatto luce su due gruppi distinti. Uno faceva capo ad Alessandro Bronte, Pietro Catalano, entrambi con precedenti in materia di stupefacenti, e Angelo Scafidi, incensurato. Tutti del popoloso quartiere Capo. Un ruolo di primo piano all’interno del gruppo era rivestito da Bronte, “inserito nel mandamento di Porta Nuova” spiegano gli investigatori. Era proprio lui che per conto del clan si occupava degli affari di mafia legati al traffico e alla spaccio di droga.(AdnKronos)

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