‘Ndrangheta, Reggio Calabria: la cosca De Stefano e la raccolta di rifiuti. 5 fermi [VIDEO]

Polizia_Reggio_De_StefanoReggio Calabria, 11 mag – È in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione della Polizia di Stato per l’esecuzione di 5 fermi di indiziato di delitto disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti «di elementi di vertice e affiliati di rilievo della potente cosca De Stefano di Reggio Calabria, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e varie estorsioni».

Lo rende noto la Polizia di Stato in una nota. L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, ha svelato «i poliedrici interessi economici e le modalità di infiltrazione nel lucroso settore imprenditoriale dello smaltimento dei rifiuti da parte del clan De Stefano egemone nella città di Reggio Calabria».

Trash è il nome che gli investigatori della Polizia di Stato avrebbero dato all’operazione che questa notte ha portato in carcere «alcuni elementi di spicco della cosca».

I fermati su ordine della D.D.A. di Reggio Calabria sono accusati di aver fatto parte nell’ambito della cosca De Stefano di «un’articolazione finalizzata a garantire il sostanziale controllo della società a capitale misto Fata Morgana S.p.a. – scrive la Polizia di Stato nel comunicato – che gestiva la raccolta differenziata dei rifiuti, nonché di alcune società a capitale privato operanti nell’indotto, ed in particolare nella fabbricazione e manutenzione dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti, imponendo il pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di estorsione, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito».

Tra i fermati di questa notte nell’operazione della Polizia di Stato c’è anche Orazio De Stefano, ritenuto dagli inquirenti «elemento di primo piano dell’omonima cosca di Archi di Reggio Calabria».

Orazio De Stefano – spiega la Polizia – è stato latitante per sedici anni e venne catturato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria nel 2004. Oggi è ritenuto il vertice della linea gerarchica, interna alla cosca De Stefano, a cui era stata delegata l’infiltrazione del settore della raccolta dei rifiuti e la stipula di patti spartitori con altre cosche della ‘ndrangheta coinvolte nello stesso settore. «Era lui che impartiva le direttive strategiche ai sodali dell’organizzazione che controllava il comparto rifiuti», sottolinea la Polizia.

La Direzione Distrettuale Antimafia ha ordinato anche il fermo di Paolo Rosario De Stefano. È stato anch’egli «latitante per quattro anni, fino a quando venne catturato nel 2009 dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria».

L’accusa che oggi gli contesta la D.D.A. è di essere «un coordinatore della cosca De Stefano, in posizione subordinata rispetto allo zio Orazio De Stefano, con il compito di gestire gli aspetti operativi delle attività di infiltrazione della cosca nel settore della raccolta rifiuti; di tenere direttamente i rapporti con le parti offese, tra i quali – scrive sempre la Polizia – il direttore operativo della società partecipata Fata Morgana S.p.a., di avanzare richieste estorsive; di riscuoterne le somme, nonché di impartire disposizioni agli altri affiliati al fine di porre in essere azioni correlate alla consumazione delle attività estorsive».

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria «fa luce su una serie di estorsioni poste in essere ai danni della società Fata Morgana Spa consistenti nella pretesa di una somma pari a € 1.000,00-2.000,00 circa per ciascuna commessa e, a partire dall’anno 2005, pari a € 15.000,00 mensili; nella stipula di contratti con fornitori di beni e servizi indicati dalla cosca; nell’assunzione di almeno sei soggetti, tra i Giuseppe Praticò, fermato nella notte insieme agli altri 4 indagati».

«Con tale sistema la cosca De Stefano, nella sua articolazione capeggiata da Orazio De Stefano, è riuscita ad intercettare risorse pubbliche destinate al servizio della raccolta dei rifiuti», conclude la Polizia spiegando come «qualsiasi difficoltà ambientale sorta nei territori dei comuni (18 in provincia di Reggio Calabria) in cui operava la società Fata Morgana Spa, veniva risolta grazie all’autorevolezza della cosca che poteva far leva sul proprio prestigio mafioso riconosciuto dalle altre famiglie della ‘ndrangheta».


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