Migranti: Minniti, ONG firmino il codice o verranno fermate

«Poliziotti armati a bordo sono una garanzia per le Ong stesse»

Roma, 5 ago – «Chi non ha firmato non potrà fare parte del sistema di salvataggio che risponde all’Italia, fermo restando il rispetto della legge del mare e dei trattati internazionali».

Lo ha detto, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”, il ministro dell’Interno Marco Minniti sperando che chi non ha firmato il Codice di condotta per le Ogn torni sui suoi passi. «Per firmare c’è ancora tempo», ha specificato Minniti che auspica «una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti, compresa Msf: si valuti bene quanto è accaduto, nessuno può ignorarlo. Nessuno può far finta di non vedere quanto è emerso dalle indagini della Procura di Trapani.

Proprio per evitare generalizzazioni c’è bisogno di una reazione forte. Penso che per le Ong il codice sia una tutela. Tutto deve essere tenuto in serio conto. Se fossi stato il capo di una di quelle organizzazioni lo avrei proposto ora io un codice».

«Il codice di condotta è stato firmato da quattro Ong su otto – ricorda il ministro -. Vorrei ricordarne la genesi: nasce da un’iniziativa parlamentare. La richiesta ci è arrivata dal documento approvato all’unanimità dalle forze politiche, caso unico in questa legislatura, nella commissione Difesa del Senato. Il codice è stato portato poi da noi al vaglio dei ventotto ministri dell’Interno dell’Ue, ha ricevuto il sì anche da parte della Commissione europea. C’è stato, quindi, il via libera in sede Frontex. Il codice non è un atto unilaterale di un governo fascista».

Parlando della polizia giudiziaria a bordo, uno dei punti del documento criticato da Medici senza frontiere, il capo del Viminale ha ribadito nel colloquio con il “Fatto” che ritiene necessaria la loro presenza sulle navi: «Gli agenti della polizia giudiziaria italiani non possono andare da nessuna parte senza armi. Sono contrario alla giustizia fai-da-te, per me gli unici a dover essere armati sono coloro che rispondono allo Stato. Sono una garanzia per le Ong stesse».

Il ministro si è poi soffermato sulla missione navale in Libia con l’obiettivo di favorire il contrasto del traffico di esseri umani. «Non è un’operazione combat ma solo un supporto tecnico-logistico alla Guardia costiera tripolina concesso al governo Serraj, su sua richiesta, l’esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale», ha detto spiegando che «interverremo solo su richiesta di Guardia costiera e governo libici».

Detto questo, «la stabilizzazione del Paese non può prescindere neppure dal generale Haftar».(AdnKronos)

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