«Ho catturato un Pokemon! Rischio reato di tortura?». Il web si scatena contro il dirigente di Polizia

ceccaroliRoma, 25 lug – «Ho catturato un Pokemon! Se non lo rilascio in fretta rischio di essere condannato per il reato di tortura?». Questo è il tweet della discordia, postato il 22 luglio dal dirigente della Polizia postale dell’Emilia Romagna Geo Ceccaroli, che ha provocato la reazione di Ilaria Cucchi (e poi dei social), la sorella di Stefano, morto il 15 ottobre del 2009 durante la custodia cautelare.

Scrive infatti Ilaria Cucchi su Facebook: «Caro Sig. Geo Ceccaroli, che ironia vuol essere questa? La legge sulla tortura è una cosa molto seria, soprattutto in questo momento e soprattutto in Italia. Lei, che mi risulta essere primo dirigente della polizia di Stato – compartimento polizia postale Emilia Romagna, ci fa capire tante cose».

In una nota Geo Ceccaroli però smorza i toni:

«In riferimento alle parole di commento della signora Ilaria Cucchi su un tweet da me pubblicato lo scorso 22 luglio preciso quanto segue. Il messaggio in questione recita: Ho catturato un Pokemon! Se non lo rilascio in fretta rischio di essere condannato per il reato di tortura?

Il successivo 23 luglio ne ho pubblicato un secondo: Ma se anziché cercare di catturare i Pokemon i ragazzi si dedicassero ad ammazzare le zanzare? Non dormiremmo meglio?

Ed un terzo il 24 luglio: Pokemon ad Auschwitz! abbiamo cresciuto una generazione senza sentimenti e rispetto; altro che giornate della memoria. Colpa nostra?!».

«Credo che – continua Ceccaroli – dall’insieme delle osservazioni che ho postato sul noto social si evinca chiaramente come il mio pensiero sia orientato esclusivamente ai pericoli derivanti dall’utilizzo dell’applicazione che nei giorni passati ha visto tanti ragazzi vittime di incidenti mentre giocavano. La mia attenzione per l’applicazione è derivata, oltre che da motivi professionali verso il mondo adolescenziale e le abitudini dei giovani on line, dalla mia condizione di genitore di adolescenti».

«I tweet sono ironiche osservazioni su un’applicazione per richiamare l’attenzione, soprattutto dei genitori, su una novità del web potenzialmente pericolosa per i più giovani; ogni altra interpretazione di quanto scritto non è attribuibile al mio pensiero. Non ho mai inteso esprimere alcuna valutazione sulla proposta di legge relativa al c.d. reato di tortura».

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