Immigrati, malattie infettive: SIULP, evitare allarmismi ma necessari controlli sanitari mirati

polizia-migranti-mascherinaRoma, 6 mag – «I controlli sanitari sui migranti, considerate anche le nuove forme di malattie infettive riscontrate tra le persone sbarcate negli ultimi periodi, appaiono, allo stato insufficienti e non mirati».

«Per migliorare le iniziative di profilassi e tutela della salute dei migranti, degli operatori di polizia e di chiunque venga a contatto con il rischio di contagio da malattie come scabbia, varicella e Tbc, occorre evitare il rischio di allarmismi generalizzati ma anche predisporre, urgentemente mirate strategie di prevenzione e di verifica ogni qualvolta si accerta l’esistenza di un focolaio di queste malattie».

L’allerta arriva da Felice Romano, Segretario Generale del SIULP che, nel denunciare la latitanza e il silenzio assordante dell’Europa, rappresenta «la necessità di predisporre una mirata strategia, anche in campo sanitario, per le falle di un sistema inidoneo a far fronte alla marea umana che sta arrivando sulle nostre coste. Molti, troppi dei migranti che arrivano nei centri e nelle strutture di accoglienza dichiarano di non aver mai avuto un controllo sanitario», dice il segretario del SIULP.

«In tutto questo, rimarca Romano, la Comunità Europea lascia da solo il nostro Paese e la polizia, in prima linea sul territorio pretendendo, peraltro, di trasformare i poliziotti italiani in kapò, come avviene al confine con l’Austria con le pattuglie trilaterali dove, poliziotti austriaci e tedeschi pretendono, sulla base del solo colore della pelle, di vietare ai migranti di poter salire sui treni diretti oltre il confine italiano».

«Questa situazione costringe tantissimi migranti a scappare per vie alternative portando il rischio di un eventuale contagio in giro per il Paese e l’intera Europa. A rischiare sono tutti i volontari e, in primo luogo, gli agenti di polizia oltre che l’intera comunità. Ecco perché l’attuale sistema per la gestione dei flussi migratori – continua Romano – va rafforzato con l’intervento dell’Europa, soprattutto per la parte sanitaria a cominciare dalle navi che prestano il primo soccorso in modo da evitare, come successo a Roma con i 50 migranti scappati che avevano problemi sanitari, che l’eventuale contagio possa diffondersi per tutto il Paese, e in primis tra gli operatori di polizia, oltre che nell’intera Europa».

«Occorrono, inoltre, sufficienti e urgenti risorse per rafforzare sia il sistema preventivo, da tempo predisposto dal Servizio Sanitario della Polizia di Stato, oggi già fortemente impegnata sia nella prevenzione, nel monitoraggio e censimento dei casi sospetti ma fortemente provato per la esiguità delle risorse che ha a disposizione, sia le misure di contrasto che servono a tutelare sia chi eventualmente è positivo al contagio, ma anche che il diffondersi delle malattie per l’intero Paese e per tutta l’Europa. Ecco perché il problema più urgente oggi è che manca un efficace filtro iniziale. Pensare che possano bastare uno o due medici a bordo delle navi per fare un controllo adeguato alle migliaia e migliaia di persone che settimanalmente arrivano sulle nostre coste, è miope politicamente e pericoloso per la tutela della salute pubblica. Parimenti, però bisogna evitare di cadere nella spirale di un allarmismo generalizzato e pericoloso cercando di utilizzare al meglio le risorse e gli strumenti che abbiamo in modo mirato ed efficace per tutelare al meglio la salute pubblica e dei nostri poliziotti purché l’Europa faccia propria questa emergenza e aiuti l’Italia ad affrontarla nel rispetto dei diritti umani ma anche della salute e della sicurezza di tutti i cittadini europei».

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