Guadagnava 1.000 euro al mese, niente risarcimento per la famiglia della vittima sgozzata da un immigrato

david-raggiRoma, 28 lug – «Lo sgomento di moltissimi cittadini per l’assoluta mancanza di ogni riguardo da parte delle Istituzioni a fronte di un diverso trattamento riservato ad altri soggetti, primi fra tutti gli immigrati irregolari, non fa che aumentare i gravissimi rischi per l’Ordine e la Sicurezza connessi al tema dell’immigrazione clandestina. Lo Stato compie dei passi falsi clamorosi e non fa nulla per placare il senso di abbandono ed insicurezza della gente, e le leggi sono talmente “fuori fuoco” ed inadeguate che, al di là delle inutili parole di alcuni Rappresentanti istituzionali che predicano bene e razzolano male, si verificano nella realtà situazioni di diseguaglianza ed ingiustizia tali da consolidare il convincimento di chi protesta a gran voce di essere vittima di “razzismo al contrario”. L’incredibile epilogo giudiziario per la famiglia di David Raggi, che si è vista negare il risarcimento per l’orrenda morte del giovane David, è l’ennesima prova di questo stato di cose, assieme ovviamente al quasi assoluto silenzio dei media su questa vergogna indicibile».

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, alla notizia che il Governo ha escluso dall’indennizzo riconosciuto alle Vittime dei reati violenti e internazionali la famiglia di David Raggi, il giovane di 27 anni ucciso a marzo 2015 in pieno centro, a Terni, colpito da una bottigliata al collo, da un immigrato che per questo è stato condannato a 30 anni di reclusione. L’esclusione deriva dal fatto che il giovane Raggi “guadagnava troppo” rispetto ai limiti previsti dalla relativa legge (la 122 approvata nel luglio scorso), secondo la quale per ottenere il risarcimento la vittima deve aver avuto un reddito inferiore agli 11.528 euro all’anno, mentre quello di David Raggi era di 13.500, poco più di 1.000 euro al mese.

Sgomenta la famiglia del giovane assassinato, che nei mesi scorsi ha comunque deciso di portare in Tribunale il Ministero dell’Interno, quello della Giustizia e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, citando Alfano e Renzi per danni, e chiedendo 2 milioni di risarcimento. Per l’omicidio di David Raggi fu arrestato, e poi condannato, il marocchino Amine Aassoul, arrivato a Terni nel 2007. Dopo alcuni furti gli era stato revocato il permesso di soggiorno ed era stato rimpatriato. Aassoul era tornato in Italia nel maggio 2014, sbarcando a Lampedusa. La sua richiesta di asilo politico era stata respinta ad ottobre e la Squadra Volante di Terni gli aveva notificato la decisione. Il marocchino aveva però fatto ricorso nei trenta giorni previsti ed era in attesa di una decisione in merito. Poi il delitto.

Il Ministero dell’Interno è stato citato per non aver espulso dall’Italia l’omicida. Il Ministero della Giustizia, invece, per non aver portato ad esecuzione un cumulo di pene che pendeva sulle spalle di Aassoul (6 anni di reclusione per vari reati). La Presidenza del Consiglio per il mancato recepimento della direttiva europea 80 del 2004, che prevede l’istituzione di un fondo di garanzia a tutela delle vittime dei reati gravi commessi da nullatenenti.

«E adesso l’ennesima beffa – commenta Maccari – David è stato massacrato in mezzo alla strada da un clandestino, e per il Governo ciò non merita alcuno sforzo che dimostri la vicinanza dello Stato alla sua famiglia. E’ terribile ed inumano, e non può che scatenare reazioni di rabbia e sconcerto, specialmente se si considera che ci sono persone che solo per essersi difese vengono condannate a risarcire cifre da capogiro a ladri e rapinatori rimasti feriti o uccisi mentre commettevano reati gravissimi; ci sono persone, specialmente gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine, ai quali viene letteralmente distrutta l’esistenza e condannati a pene di severità inaudita per comportamenti colposi; ci sono sfilate di Rappresentanti istituzionali e fiumi di parole spese per difendere i buoni principi se a subire un danno o a vivere una situazione di difficoltà è un immigrato, ma dell’uccisione di David e di tutto quanto ne è seguito praticamente non parla nessuno. Purtroppo non è demagogia, è realtà. Proprio come la realtà dell’inettitudine e dell’approssimazione di cui è rimasto vittima David, e contro cui noi non possiamo fare nulla. Il nostro lavoro e i nostri controlli non mancano. Come abbiamo ripetuto nei mesi scorsi, gli immigrati che delinquono, quelli che mentono, quelli che ingannano, non sfuggono ai nostri accertamenti. Anzi, noi siamo i primi a confrontarci con le loro bugie e con la loro violenza. Il problema è che il Sistema ci lega le mani, non ci consente di fare nulla, in pratica, per rendere queste persone inoffensive e per allontanarle senza perdite di tempo fuori dal nostro Paese. La gestione dell’immigrazione è impostata in modo che tutto vada alla malora, e la tragica fine di David e quella di altre vittime della violenza fuori controllo di chi arriva in Italia e non trova alcun serio atteggiamento contenitivo ne sono la drammatica prova. L’uccisione di David è stata l’ennesima conferma della totale inadeguatezza di un sistema che non offre alcuna seria gestione delle problematiche legate all’immigrazione clandestina, e l’esclusione della sua famiglia da ogni forma di ristoro è l’ulteriore prova di un insopportabile distacco fra le Istituzioni ed i Cittadini».

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