Finti matrimoni tra Sinti residenti in Italia e kosovari per aggiare norme sull’immigrazione. 4 arresti

polizia-auto-560Roma, 22 feb – La Polizia di Stato di Roma, con poliziotti della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, coadiuvata dalle Squadre Mobili di Prato e Treviso, da personale del Commissariato di Conegliano Veneto (TV) e dal Reparto Prevenzione Crimine di Firenze, ha arrestato 4 persone, nei comuni di Lucca,  Montemurlo (PO) e Tarzo (TV), per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Sono state, inoltre eseguite nove perquisizioni personali e domiciliari, alcune presso i campi nomadi di Lucca e Montemurlo (PO), di altrettanti indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso.

L’operazione, denominata “Promessi Sposi”, ha preso le mosse da una segnalazione, del novembre 2015, dell’Esperto per la Sicurezza in Kosovo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Criminalpol, relativa a matrimoni tra donne di etnia sinti, residenti a Lucca, e giovani kosovari; matrimoni presumibilmente contratti allo scopo di aggirare le norme sull’immigrazione clandestina.

Ulteriori segnalazioni sono pervenute dal Comune di Lucca, a sua volta informato dall’Ambasciata Italiana di Pristina, in Kosovo, in merito ad “anomalie” ravvisate in occasione di due matrimoni celebrati presso detta Ambasciata il 19 ed il 29 ottobre 2015.

Le due spose, entrambe appartenenti alla comunità sinti di Lucca, avrebbero dichiarato ai funzionari dell’Ambasciata di aver conosciuto i rispettivi coniugi su un sito di incontri on line solo due mesi prima del matrimonio e di riuscire a comunicare con gli stessi solo tramite google translator.

In realtà, già allora, come accertato nel corso dell’indagine, una delle spose conviveva a Lucca con un ragazzo della stessa etnia, da cui, nel febbraio del 2015, aveva avuto un figlio.

L’indagine, anche con l’ausilio di strumentazione tecnica, ha di fatto messo in luce un sodalizio ben strutturato, operante in Italia e in Kosovo, stabilmente dedito a favorire la finta unione coniugale tra kosovari e donne di etnia sinti, allo scopo di procurare ai primi il permesso di soggiorno per motivi di famiglia e, successivamente, un permesso di dimora in Svizzera.

A capo dell’organizzazione, vi era un cittadino kosovaro.

L’uomo e l’ex compagna, avevano il compito di individuare i kosovari interessati a contrarre il falso matrimonio; la donna ospitava nella propria abitazione di Tarzo i futuri sposi.

I due potevano contare, come referente in questa provincia, su una terza arrestata, a sua volta andata in sposa, a Lucca, il 30 settembre 2015, al fratello del capo dell’organizzazione, mentre conviveva con un ragazzo della sua stessa etnia.

Gli interessi dell’organizzazione, su Prato, erano curati invece dal quarto arrestato.

Per ciascun matrimonio il sodalizio chiedeva ai kosovari la somma di 25/30 mila euro e corrispondeva alle future spose quella di 5/6 mila euro.

Il 25 febbraio 2016, presso il comune di Capannori, è stato celebrato il matrimonio tra un’indagata, appartenente alla comunità sinti di Lucca, e un kosovaro.

Gli investigatori hanno assistito all’arrivo dei due sposi e dei due testimoni; lo sposo kosovaro, giunto da Treviso insieme al capo dell’organizzazione, non sembrava conoscere la sposa e, subito dopo il matrimonio, è ripartito senza salutarla.

Il 14 marzo 2016, la Squadra Mobile ha eseguito le prime perquisizioni a carico degli indagati; nessuno dei kosovari è stato trovato nelle abitazioni delle coniugi lucchesi; anzi, alcune indagate dormivano accanto ai veri compagni, anch’essi di etnia sinti, e non conoscevano i nomi e i contatti telefonici degli uomini a cui risultavano sposate.

A casa di uno dei capi del sodalizio, sul calendario da muro era presente, inerente al marzo 2016, il promemoria “FARE DIVORZIO”.

Ciò nonostante, in sede di interrogatorio delegato, alcune delle indagate hanno dichiarato di aver contratto matrimonio “per amore”.

In seguito alle perquisizioni, le spose hanno preteso che l’organizzazione pagasse loro le spese legali, mentre il capo, temendo di essere scoperto, ha preteso dai novelli sposi una breve “forzata” convivenza, che ha seminato scompiglio nella comunità sinti di Prato, tra i genitori delle spose, che rifiutavano di ospitare nelle proprie roulotte gli sconosciuti, coniugi delle figlie.

Nel corso delle perquisizioni odierne, nessuno dei kosovari è stato trovato nelle abitazioni dei coniugi lucchesi e pratesi; anzi, come in passato, alcuni indagati sono stati sorpresi a dormire con i veri compagni, anch’essi di etnia sinti.

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.