Cremona: arresti della Polizia per “caporalato” nel business della raccolta degli indumenti usati

CREMONA – La Polizia di Stato di Cremona ha eseguito delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, degli arresti domiciliari e dell’obbligo di dimora a carico di un sodalizio criminale accusato di aver reclutato e sfruttato manodopera irregolare (c.d caporalato).

L’attività degli investigatori è iniziata nell’aprile del 2018 quando, a seguito di un incidente stradale, sono morte due persone di origini straniere trasportate a bordo di un camion cassonato. Dalle ricostruzioni emergeva che il mezzo veniva utilizzato per trasportare dei richiedenti asilo per farli lavorare nell’attività di raccolta di indumenti usati.

Da tale input è nata l’attività della squadra mobile che, sia attraverso l’attività classica di indagine, sia tramite intercettazioni telefoniche, è riuscita a far emergere una banda di soggetti extracomunitari dedita al business della raccolta degli indumenti usati e successivamente destinati alla distribuzione nei mercati del nord Africa.

Alle vittime veniva corrisposto una retribuzione di 3 € l’ora, del tutto sproporzionata rispetto al lavoro prestato e senza alcun rispetto delle norme in materia di sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro ed in condizioni degradanti.

Le indagini hanno accertato che le persone destinatarie delle misure cautelari (sei nordafricani ed un italiano), avevano creato una vera e propria rete volta a reclutare cittadini extracomunitari (tra i quali, clandestini e richiedenti asilo). Ognuno degli indagati aveva un ruolo preciso: chi si occupava di coordinare l’attività di raccolta sul territorio, chi aveva il compito di reclutare la manodopera, chi si occupava degli aspetti logistici come il trasporto degli indumenti e chi supervisionava le operazioni di carico del materiale su container diretti all’estero.

I reati sono stati commessi principalmente nella provincia di Cremona (in particolar modo, nel circondario della cittadina di Soresina) ma anche in altre province del nord Italia quali Como, Bergamo e Reggio Emilia.

Gli indumenti venivano acquistati per 0,30 centesimi al kilo per essere successivamente rivenduti sui mercati del nord africa ad un prezzo di 30-40 volte superiore, garantendo, agli sfruttatori di manodopera, un guadagno di circa 150.000 euro a container per circa due volte a settimana.

All’esito del blitz 3 persone venivano sottoposte alla custodia cautelare in carcere, uno agli arresti domiciliari (l’italiano) e uno sottoposto all’obbligo di dimora. Sono incorso le ricerche di altri due nordafricani da sottoporre all’obbligo di dimora.

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