Bomba a Treviso contro la Lega: Siulp, è allarme rosso

Roma, 17 ago – «Ieri i nostri artificieri sono dovuti intervenire a Treviso, presso la sede della Lega di Villorba, a seguito del ritrovamento di un potente ordigno anche se rudimentale. L’azione, che è stata rivendicata da una cellula riconducibile al mondo anarchico-insurrezionalista, richiama alla mente la peggiore e tristemente nota strategia della tensione che abbiamo già vissuto negli anni di piombo. L’attentato, progettato chiaramente per uccidere, è stato realizzato con la tecnica del doppio innesco. Giacché sul luogo era presente un inciampo che avrebbe potuto innescare un secondo ordigno, all’interno del quale erano presenti chiodi, che, se fosse esploso, poteva essere potenzialmente letale per coloro che erano intervenuti sul posto. L’intento dei vili criminali, che hanno confezionato i due ordigni, era quello di colpire prima di tutto i poliziotti e tutti gli altri soccorritori che sarebbero intervenuti. Un attacco diretto e frontale al cuore dello Stato attuato, come da copione, con l’intento di colpire direttamente chi lo rappresenta e lo serve per garantire la sicurezza di tutti i cittadini e la democrazia nelle nostre Istituzioni».

È quanto afferma Felice Romano, Segretario Generale del Siulp, in una nota a commento del ritrovamento degli ordini vicini alla sede della Lega a Treviso.

«Un atto che va condannato, da tutti senza se e senza ma, perché è foriero di una lucida follia che porterà solo lutti e sangue. Un attacco premeditato alla nostra democrazia. Un attentato studiato e attuato per mietere vittime tra le Forze di polizia prima ancora che un atto dimostrativo contro la Lega. Ma la sede dove piazzare gli ordigni vuole rappresentare anche un segnale chiaro di contrasto e non condivisione della linea politica espressa dall’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, atteso che egli è anche Segretario di quel partito. Alla Lega e al Ministro esprimo solidarietà e vicinanza ma, a quest’ultimo anche l’appello a dispiegare ogni suo potere per fornirci i mezzi e le risorse necessarie per consentirci di individuare questi criminali il prima possibile».

«Ci aspettiamo, sottolinea il leader del Siulp, che tutto il mondo politico, a prescindere dagli ideali e dalle convinzioni dei singoli partiti o movimenti, prenda le distanze da questo gesto e lo condanni senza se e senza ma. Lo sottolineo, rimarca Romano, perché all’origine degli anni di piombo vi furono due segnali chiari che furono ignorati e che non consentirono di arrestare subito la violenza sovversiva di quegli anni».

«La non presa di distanza da parte della società civile dal mondo in cui allignava la cultura dell’ideologia sovversiva, dalla quale poi scaturirono le Brigate Rosse, e il fatto che, essendo le prime vittime tutte appartenenti alle Forze di polizia, si pensò erroneamente che si poteva restate immuni da quel processo violento e degenerativo della democrazia rappresentativa».

«Oggi che la storia ci ha consegnato la triste e dolorosa verità, sappiamo che nessuno è sicuro quando si scatena la ferocia e la violenza sovversiva, soprattutto se essa pensa ovvero è convinta di godere della complicità di pezzi della società. Con questo tentativo di fare una strage tra le donne e gli uomini delle Forze di polizia è evidente che l’allarme è ormai rosso e che l’azione e l’attenzione da dispiegare deve essere proporzionata a tale livello. Giacché è in gioco la sicurezza di tutti e la democrazia del nostro Paese».

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