Bancarotta, riciclaggio, estrorsione e truffa: la Polizia arresta 16 persone

polizia-arresto2015Brescia, 13 apr – La Polizia di Stato di Brescia e Cremona sta eseguendo dalle prime ore della mattina, in collaborazione con il Reparto Prevenzione Crimine, 16 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio, all’estorsione, alla truffa e appropriazione indebita nonché all’intestazione fittizia di beni.

Gli arrestati, residenti nella provincia di Cremona, Brescia, Piacenza, Forlì, Bergamo, Mantova e Verona avevano, infatti, costituito un’associazione criminale che gestiva o costituiva, attraverso l’opera di prestanome, numerose società operanti nel settore del cosiddetto “movimento terra”. Grazie a tali società l’organizzazione, in pratica, noleggiava mezzi pesanti (autoarticolati, betoniere, camion pompa) ed anche materiale di costruzione oppure li acquisiva in locazione finanziaria (leasing) per poi appropriarsene fraudolentemente e successivamente cederli a ricettatori italiani e stranieri che li trasferivano all’estero, per la maggior parte in Albania e in Libia.

Nel corso dell’indagine, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e numerosi pedinamenti e appostamenti, è stata ricostruita la struttura di quest’organizzazione criminale che si avvaleva anche di metodi violenti nella gestione delle società, in particolare nella riscossione dei crediti. Le società venivano utilizzate per i loro propositi criminali e poi fatte fallire. A capo dell’ organizzazione Giovanni Iannone 57 anni di Isola di Capo Rizzuto insieme ai suoi familiari e un gruppo di persone che fungevano da ricettatori. Nel corso dell’indagine è stato possibile ricondurre all’organizzazione otto società, tutte operanti nel settore del “movimento terra” attualmente dichiarate fallite. Le indagini hanno, inoltre, documentato rapporti tra il sodalizio di Cremona e alcuni personaggi legati alla ‘Ndrangheta del Crotonese tra cui Francesco Lamanna, considerato affiliato alla cosca cutrese riconducibile a GRANDE ARACRI Nicolino, e probabilmente una parte dei mezzi sottratti alle società di leasing era stata dirottata nel Cutrese.

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