Arrestato il mafioso latitante Sebastiano Mazzei: il video della cattura

arresto-polizia-mazzeiCatania, 10 apr – Nella mattina odierna, personale della Polizia di Stato, ad esito di complesse ed articolate indagini condotte dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, coordinate dalla D.D.A. di Catania, ha tratto in arresto Sebastiano Mazzei, inteso “Nucciu ‘u carcagnusu”, pregiudicato,latitante.

Mazzei, irreperibile dall’aprile del 2014, è destinatario di due distinte ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il latitante, a seguito di un laborioso lavoro coordinato dalla D.D.A. di Catania e svolto dagli uomini della Squadra Mobile dal dicembre dello scorso anno, in stretta sinergia con lo S.C.O., è stato rintracciato all’interno di una villa in località Ragalna (CT), in vico delle Rose, dotata di tutti i comfort, dove si trovava in compagnia della moglie e del cane. Aveva con se alcuni telefoni e, nella camera da letto, teneva sotto il materasso, a portata di mano, un’accetta. All’atto dell’irruzione non ha opposto alcuna resistenza. Nell’operazione che ha portato alla cattura sono stati impiegati 50 uomini che, prima di fare irruzione, hanno circondato la villa per impedirne ogni possibile fuga.

Sebastiano Mazzei, reggente dell’omonima organizzazione mafiosa, attiva nel settore delle estorsioni, usura e stupefacenti, è figlio del noto boss Santo Mazzei (cl.1953), uomo d’onore a capo della predetta cosca inserita in Cosa nostra.

Sebastiano Mazzei, vanta una lunga militanza tra le fila dell’organizzazione mafiosa Mazzei, storicamente riconducibile alla Cosa nostra palermitana, in quanto il predetto Santo Mazzei divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella. Infatti, Santo Mazzei, dopo avere abbandonato lo schieramento dei Cursoti, dove si era contrapposto alla frangia capeggiata da Giuseppe Garozzo, aveva stretto alleanza con l’ala “stragista” di Cosa nostra palermitana guidata, dopo l’arresto di Salvatore Riina, da Leoluca Bagarella e Vito Vitale successivamente.

Santo Mazzei, ergastolano, detenuto dal novembre 1992, in regime di cui all’art.41 bis era stato arrestato sempre dalla Squadra Mobile, dopo un periodo di latitanza, il 10 novembre di quell’anno, a bordo di una autovettura condotta dal fidato Girolamo Rannesi, mentre percorreva una strada nel territorio di Ragalna. In quella occasione Santo Mazzei era armato di un revolver 357 magnum.

Santo Mazzei venne nominato “uomo d’onore” nel 1992, mentre era latitante, a Catania, alla presenza dei boss Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca, giunti appositamente dalla provincia palermitana per imporre la leadership della famiglia Mazzei, quale referente dei corleonesi.

Nel 1998, Santo Mazzei, detenuto al carcere di Augusta, utlizzando un cellulare, impartiva disposizioni decidendo le strategie anche omicidiarie per soppiantare la frangia della famiglia catanese di Cosa nostra, riferibile a Benedetto Santapaola, detto “Nitto”.

Già nel 1998, Santo Mazzei, che annovera diversi precedenti anche da minorenne, si era reso latitante dopo essere sfuggito alla cattura nell’ambito dell’operazione “Orione”, in quanto colpito da ordinanza custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso perché ritenuto associato alle organizzazioni criminali dirette, al vertice, una da Vito Vitale e l’altra da Santo Mazzei. Dopo circa 5 mesi di latitanza venne arrestato da personale di questa Squadra Mobile all’interno di una villetta in località di San Pietro Clarenza, a poca distanza dal luogo dove oggi è stato cattura il figlio.

Grazie alle alleanze con le “famiglie” palermitane, la cosca Mazzei, detta dei “Carcagnusi”, si è affermata nel territorio catanese ed in provincia, con attività criminali che spaziano dal traffico di droga alle estorsioni.

Il Capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa, ha telefonato al questore di Catania, Marcello Cardona, per «congratularsi con lui e i suoi uomini per il brillante lavoro che ha portato alla cattura del boss Sebastiano Mazzei».


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