Appalti pubblici e mafia: Polizia e GdF sequestrano beni per 6 milioni

finanza-polizia1Trapani, 8 mar – La Polizia di Stato di Trapani e la Guardia di Finanza stanno eseguendo un sequestro di beni per un valore di circa 6 milioni di euro, nei confronti di due imprenditori collusi con esponenti di “famiglie mafiose” della Provincia di Trapani, attivi nel settore edile, da anni operanti soprattutto nel lucroso settore dei lavori appaltati da enti pubblici in Sicilia.

Le attività investigative svolte in particolar modo tra la seconda metà degli anni ’90 e il più recente periodo, tra il 2004 e il 2007, hanno permesso di accertare, nel tempo, l’asservimento del gruppo imprenditoriale “Candela” alla famiglia trapanese di Cosa Nostra, alla quale i Candela hanno garantito ingenti risorse economiche nel redditizio settore degli appalti pubblici.

E’ emerso, infatti, come i Candela abbiano da sempre agito attraverso imprese strettamente interconnesse tra di loro in un unico gruppo imprenditoriale che hanno tratto rilevanti vantaggi economici dall’illecita aggiudicazione di appalti pubblici fino ad epoca recente.

In tale contesto investigativo i Candela risultavano pienamente inseriti nel gruppo degli imprenditori asserviti e beneficiati dal sistema di condizionamento mafioso del settore degli appalti pubblici, voluto dal vertice trapanese di cosa nostra ed attuato pure grazie alla compiacenza di funzionari corrotti anch’essi asserviti alle medesime strategie.

In particolare si evidenzia la tentata turbativa del pubblico incanto presso la Provincia di Trapani concernente i lavori di adeguamento dell’Istituto Tecnico per Geometri di Trapani in ragione del quale era stata pattuita la tangente di Lire 50 milioni e che, invece, veniva aggiudicato ad altra impresa per mero “errore” nell’indicare il ribasso offerto.

Ad ulteriore testimonianza della adesione dei Candela al sistema estorsivo anche al di fuori del territorio trapanese, si rileva il loro coinvolgimento anche in episodi estorsivi in relazione ad appalti relativi ai lavori aggiudicati dagli stessi, a partire dal 2001, nella provincia di Palermo presso l’aeroporto Falcone – Borsellino e presso la caserma militare Beghelli, sita nel quartiere San Lorenzo, come dimostrato dall’esame dei “pizzini” rinvenuti in occasione della cattura dei Lo Piccolo Salvatore e Sandro, ritenuti ai vertici della consorteria mafiosa palermitana.

Pertanto, è stato ottenuto dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione di Trapani il sequestro anticipato ai fini della confisca di 8 beni immobili, 37 beni mobili registrati (autovetture, furgoni, mezzi meccanici), 5 società/imprese (capitali sociali e pertinenti complessi aziendali), 10 partecipazioni in altre società e 114 tra conti correnti e rapporti bancari di altra natura, per un valore complessivo, stimato in atti, di circa 6 milioni di euro.

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