Aggressione a Salvini, SIULP: suo staff ha “giocato a nascondino con la polizia”

salvini-autoA Bologna la sua scorta era più numerosa di quella di Renzi. Roma, 10 nov – «Condanna senza se e senza ma, con l’auspicio che anche la città di Bologna faccia la stessa cosa per la sua gloriosa storia di città dotta, antifascista e non violenta, nei confronti di chi ha aggredito, con un vero e proprio blitz degno dei peggiori picchiatori squadristi del ventennio fascista il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Ma altrettanto ferma e irremovibile è la condanna nei confronti di chi, per strumentalizzazioni politiche, o per fini elettorali tenta di scaricare sui responsabili dell’ordine pubblico quanto accaduto. Scaricare sui poliziotti e sull’organizzazione dei servizi l’accaduto, attesa la collaudata e irreprensibile gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica a Bologna, che da anni si contraddistingue per l’operato della Polizia di Stato, di tutte le Forze dell’ordine , e della direzione dei servizi predisposti ad opera del Questore e del Prefetto, con i poliziotti impiegati che, con equilibrio e professionalità hanno sempre garantito a chiunque il diritto a manifestare senza incidenti – purché ciò avvenga nel rispetto delle regole e dei principi di buon senso che non devono mai venire meno -, è strumentale e politicamente miope per come è avvenuto il fatto».

Lo afferma in una nota il Segretario Generale del Siulp Felice ROMANO nella quale commenta i fatti accaduti a Bologna.

«Solidarietà, ringraziamento e sostegno a tutti i colleghi che ieri erano impegnati nei servizi di ordine pubblico a Bologna, sia per la visita sia del Premier Matteo Renzi che del Segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Come sempre sia l’organizzazione che l’effettuazione degli stessi, rispetto alle comunicazioni dove si dovevano svolgere gli eventi, è stata oculata e ineccepibile. Diversa è la faccenda dell’aggressione avvenuta ad oltre un chilometro dal campo rom ai danni di Salvini».

«In merito al vile atto, sottolinea il leader del SIULP, va chiarito che quanto accaduto non è dipeso né da chi ha organizzato il servizio, atteso che il numero di poliziotti impiegati era di gran lunga superiore a quello schierato per la sicurezza del Premier, né da chi lo ha effettuato considerato che il luogo dove l’aggressione si è consumata non era il campo rom dove il servizio era stato predisposto e considerato che nessuno dello staff di Salvini aveva comunicato che in quel piazzale era stata convocata una conferenza stampa».

«Essere sottoposti a tutela, come noto, presuppone l’accettazione di regole e limitazioni, come quelle che obbligano a comunicare preventivamente dove e quando si intende spostarsi, che vanno anche in capo al tutelato e che non possono essere aggirate pena il venir meno della tutela stessa».

«In questa circostanza, continua Romano, mi auguro solo per mancanza di tempo o per disattenzione dello staff del Segretario Salvini, che è partito da Milano senza la scorta e senza dare indicazione su quando è dove sarebbe giunto a Bologna – mentre è evidente che lo stesso staff ha avuto il tempo per convocare i giornalisti nel piazzale dove è avvenuta l’aggressione senza darne comunicazione alla Questura locale – il dispositivo di sicurezza è rimasto all’ingresso e nelle adiacenze del campo rom dove si sapeva che il Segretario doveva giungere proprio per la comunicazione fornita giorni prima dal suo stesso staff».

«Tanto premesso, ribadisce il leader del SIULP, delle due l’una. O lo staff del Segretario Salvini, in palese stato di concitazione, o per sottovalutazione del rischio, ha dimenticato di avvisare la Questura rispetto al casello autostradale dove il leader politico arrivava e l’ora in cui sarebbe giunto, così come della conferenza organizzata ad un chilometro dal campo rom mentre convocavano i giornalisti, oppure qualcuno ha giocato a “nascondino” con la polizia sulla pelle del Segretario Salvini esponendolo, come poi è avvenuto a rischi per la propria incolumità».

«Per questo, conclude il leader del SIULP, nel ribadire piena fiducia nei responsabili dell’ordine pubblico di Bologna e nei colleghi che quotidianamente lo garantiscono, conoscendo il Segretario Salvini e la sua vicinanza ai poliziotti, per cui sono certo che la mancata informazione alla Questura, e quindi ai circa 100 poliziotti, riguardo ai quali ciò appare come una palese mancanza di rispetto visto che lo attendevano al campo rom per garantire proprio la sua incolumità e il suo diritto a manifestare il proprio pensiero sia da addebitare solo al mal funzionamento del proprio staff sul quale, gli chiedo sin da ora, e rinnovandogli la nostra incondizionata solidarietà per quanto subito, di avviare una ispezione per capire se quanto accaduto è solo frutto di disattenzione o se, invece, ciò può celare anche altro».

«Sono certo che il Segretario giungerà alla giusta conclusione».

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