Venezia, usura ed estorsione: due arresti e cinque indagati

finanza-auto-fiancataVenezia, 28 apr – Usura. Con questa accusa, il Nucleo di polizia tributaria di Venezia sta eseguendo un’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza con cui sono stati disposti gli arresti domiciliari a C.L., una donna di Loria (TV), e a G.R., “commercialista” residente a Bassano del Grappa (VI).

I militari stanno svolgendo anche 11 perquisizioni locali e personali, nelle province di Vicenza, Padova, Venezia e Trento, nei confronti dei due arrestati e di altri cinque indagati, a vario titolo, per estorsione e favoreggiamento reale.

Tra le persone perquisite ci sono anche due avvocati veneziani, indagati per favoreggiamento reale in quanto «si ritiene abbiano agevolato gli usurai nella riscossione dei crediti illecitamente vantati», spiegano le Fiamme Gialle in un comunicato.

Le indagini sono state avviate nell’ottobre 2016, a seguito della denuncia di un imprenditore veneziano: l’uomo ha ammesso di aver fatto ricorso a prestiti usurari per cercare di fronteggiare la situazione di difficoltà finanziaria in cui versava la sua società operante nel settore dei servizi alle imprese.

Dal 2012 l’imprenditore avrebbe ricevuto 500.000 euro, restituendone oltre 780.000.

A seguito delle investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Vicenza, è emerso che l’uomo «si era rivolto al proprio “commercialista” allo scopo di ottenere prestiti per rifinanziare l’azienda».

E sarebbe stato proprio il “commercialista”, secondo le accuse, a metterlo in contatto con una coppia dedita alla concessione di somme a tassi usurari.

Nel recente passato, l’imprenditore era stato beneficiario anche del fondo antiusura a seguito di analoghi episodi di cui era stato vittima, in relazione ai quali il Tribunale di Venezia aveva condannato i responsabili.

Prima di sporgere denuncia, l’uomo si era rivolto proprio all’associazione nazionale antiracket che lo ha invitato a presentarsi alla Guardia di Finanza.

Nel corso delle indagini il principale indagato (un pregiudicato di origini campane) è deceduto e la sua compagna, secondo gli investigatori, avrebbe continuato a gestire la riscossione dei crediti usurari.

E a questo gruppo familiare, spiega la Guardia di Finanza, «fanno capo due imprese operanti nel settore dell’edilizia aventi sede in provincia di Vicenza, che sono state utilizzate per ricevere versamenti di rate di prestiti, talvolta documentati come pagamenti di fatture».

Non essendo più in grado di onorare gli impegni assunti per la restituzione del denaro e degli ingenti interessi, l’imprenditore sarebbe stato oggetto di diversi tentativi di estorsione, finalizzati a recuperare i crediti vantati a fronte dei prestiti concessi: tentativi che sarebbero stati posti in essere dalla usuraia e da una terza persona.

Tra le azioni per riscuotere le somme prestate «anche il tentativo di imporre all’imprenditore di cedere le quote della società alla fidanzata del figlio dell’usuraia (indagata per favoreggiamento reale)», che si sarebbe dovuta «intestare fittiziamente le partecipazioni nell’impresa».

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