Venezia, corruzione: 16 arresti. Anche due ufficiali della Guardia di Finanza

auto-gdf-romaVenezia, 16 giu – Sei imprenditori, tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate, due commercialisti, due ufficiali della Guardia di finanza, un appartenente alla Commissione Tributaria Regionale per il Veneto e due dirigenti di un’azienda assicuratrice. Sono le 16 persone colpite dalle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip presso il Tribunale di Venezia, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Ad eseguirle, nelle scorse ore, il Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia. Quattordici persone sono finite in carcere e due (imprenditori) ai domiciliari. Secondo le accuse, sono ritenuti coinvolti «con diversi ruoli in fatti di corruzione commessi al fine di sgonfiare gli importi delle imposte da pagare da parte di imprese già sottoposte a verifiche fiscali», fa sapere la Guardia di Finanza in una nota.

L’indagine, diretta dalla Procura di Venezia e sviluppata dal Reparto veneziano, ha avuto origine da un filone collaterale dell’inchiesta sul Mose nella quale sarebbero emersi comportamenti sospetti «tenuti da un dirigente dell’Amministrazione Finanziaria».

Le investigazioni, avviate nell’estate del 2015, fanno sapere le Fiamme Gialle, avrebbero permesso di individuare «diversi contesti corruttivi». Nel primo caso, secondo gli inquirenti, sarebbe stato riscontrato «un patto corruttivo tra un imprenditore jesolano ed il citato dirigente dell’Agenzie delle Entrate, che, essendo stato trasferito in un’altra regione, dopo i preliminari contatti, si è avvalso di un suo collega in servizio a Venezia».

Secondo le accuse, sarebbero emerse «tangenti per un totale di 140.000 euro, in varie tranches tra il settembre 2016 ed il maggio 2017; in cambio – dice la Guardia di Finanza – i due funzionari si sono adoperati per ridurre di circa l’80% le imposte dovute da tre società, con sede in provincia di Venezia, riconducibili all’imprenditore, che erano state sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari della stessa Agenzia fiscale, passando così da 41 milioni di euro dell’originaria pretesa di gettito a poco più di 8 milioni di euro effettivamente pagati». 

Sempre secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe «ottenuto che venisse ritardata la notifica di altri avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da poter chiedere rimborsi IVA, ammontanti a 600.000 euro, che altrimenti non avrebbe potuto legittimamente ottenere. Nelle vicende corruttive – scrivono i finanzieri – sono risultati partecipi, con ruoli attivi, i familiari dell’imprenditore».

Le investigazioni avrebbero consentito di scoprire anche «che i due funzionari», riferisce la Guardia di Finanza, si sarebbero «accordati con un commercialista di Chioggia, per ricevere 50.000 euro, in cambio della promessa di ‘accomodare’ un accertamento tributario relativo ad un’impresa del posto». Nel prosieguo, sarebbero emerse le tracce di «un secondo episodio corruttivo, avente sempre lo scopo di ridimensionare l’esito di verifiche eseguite regolarmente, dal Nucleo pt di Venezia, nei confronti di una società immobiliare e un’azienda di trasporti di Venezia». 

Secondo le accuse, i titolari delle imprese ispezionate avrebbero «corrotto un ufficiale della Guardia di Finanza ed un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, con l’intermediazione di una commercialista trevigiana».

L’ufficiale, secondo gli investigatori, «in cambio di denaro ed oggetti di lusso per un valore di 40.000 euro, ha fatto da “ponte” verso il funzionario dell’Agenzie delle Entrate, e, con il proprio interessamento, supportato dalla commercialista, ha reso possibile la riduzione di oltre il 70% dell’importo del debito complessivo delle aziende verificate, passato da euro 13.000.000 a 3.700.000», scrive la Guardia di Finanza.

Un’altra vicenda si ricollega invece a verifiche fiscali effettuate dall’Agenzie delle Entrate nei confronti di un’impresa assicuratrice veronese. «Risultano coinvolti – spiegano le Fiamme Gialle – l’ufficiale del Corpo e il funzionario dell’Agenzia delle Entrate citati pocanzi, nonché due dirigenti dell’azienda assicurativa ed un giudice tributario, che ha svolto le funzioni di mediatore».

Secondo gli inquirenti, «i pubblici ufficiali hanno ricevuto oggetti preziosi del valore di 20.000 euro, a febbraio e marzo 2017, ed in cambio hanno fatto sì che il debito erariale, per imposte e sanzioni da pagare, scendesse da 8.800.000 euro a poco più di 2.600.000 euro».

Un ultimo «episodio corruttivo», scrivono i finanzieri, riguarda «l’accomodamento» di un controllo fiscale, eseguito tra il novembre 2015 e il febbraio 2016 , «nei confronti di un’impresa industriale della provincia di Udine».

In questo caso, secondo le accuse, «l’ufficiale in servizio a Venezia si è rivolto ad un altro ufficiale che a quel tempo dirigeva l’attività di verifica, convincendolo a non approfondire troppo l’ispezione contabile». In cambio, per gli inquirenti, «l’imprenditore friulano ha assunto alle dipendenze il figlio del primo ufficiale ed ha offerto altre regalie», scrivono le Fiamme Gialle nella nota.

Oltre agli arresti, il gip ha disposto il sequestro, in capo agli indagati, per un importo totale di 440.000 euro.

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