Veneto Banca: blitz della Guardia di Finanza. Arrestato l’ex amministratore delegato

vincenzo-consoliVenezia, 2 ago – Un centinaio di finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia stanno eseguendo su disposizione dalla Procura della Repubblica di Roma numerose perquisizioni sul territorio nazionale, un ordinanza di custodia cautelare ed un decreto di sequestro preventivo per decine di milioni di euro nei confronti di persone legate a Veneto Banca.

I reati contestati sono aggiotaggio ed ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.

Arrestato nel corso dell’operazione Vincenzo Consoli, l’ex amministratore delegato di Veneto Banca, per i reati di aggiotaggio ed ostacolo agli organi di vigilanza, scaturiti dopo una lunga e complessa indagine svolta dalla Guardia di finanza sulla base di un’ispezione di Bankitalia che aveva rilevato numerose anomalie nella gestione dell’istituto di credito.

In particolare gli investigatori del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo e quelli del Tributario coordinati dal colonnello Gianluca Campana si era soffermati sui rilievi mossi dai funzionari di palazzo Koch. Si tratta di otto “rilievi gravi” per i quali il procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e il pm Stefano Pesci hanno ritenuto di dover sollecitare la misura restrittiva.

Secondo le accuse, Consoli avrebbe «accentrato a sé il potere decisionale, soprattutto operante in stretto rapporto e in sinergia con il presidente del cda Flavio Trinca; inefficacia dell’azione di controllo da parte del collegio sindacale; carenze nelle procedure di concessione del credito, sovente caratterizzato da elevata rischiosità nonché da eccessiva concentrazione dei finanziamenti in un unico settore, quello edile/immobiliare; frequente rilascio di linee di credito, anche corpose, talvolta in violazione della legge; emersione di conflitti di interessi in relazione all’avvenuta partecipazione al capitale sociale della banca da parte di taluni consiglieri; carenze nel dispositivo antiriciclaggio; concessione di finanziamenti poi utilizzati dal cliente per acquistare azioni della stessa Veneto Banca nonché erogazione di credito a soggetti già azionisti della banca con l’intento di evitare lo smobilizzo della loro partecipazione; rappresentazione contabile inadeguata del patrimonio di base dell’istituto, conseguentemente rettificato in negativo dalla stessa Banca d’Italia per effetto di quanto accertato a livello ispettivo; possibile sopravvalutazione del titolo azionario della banca, verosimilmente fissato su livelli più alti rispetto a quelli di mercato».

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.