Sequestro da circa un milione di euro per Gianfranco Fini

Roma, 29 mag – All’esito di articolate indagini della Procura della Repubblica di Roma i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 1 milione di euro, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, nei confronti dell’ex Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

Il provvedimento cautelare reale segue un altro sequestro preventivo già eseguito nei confronti di Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani, accusati di plurimi reati, tra cui episodi di riciclaggio e autoriciclaggio. Reati che, secondo gli inquirenti, scrive la Guardia di Finanza in una nota, sarebbero stati «commessi in concorso con Gianfranco Fini».

Accuse emerse nell’ambito di una più ampia attività d’indagine che ha già portato all’esecuzione, il 13 dicembre 2016, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta, ritenuti, spiega la Guardia di Finanza, «facenti parte di un’associazione a delinquere aggravata, a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, promossa e diretta da Francesco Corallo».

Nella stessa giornata è stata data anche esecuzione a un decreto di sequestro per equivalente di beni per un valore complessivo pari a 215 milioni di euro.

L’accurata analisi di flussi finanziari, secondo le accuse «oggetto di riciclaggio», avrebbe permesso di ricostruire un «circuito economico fraudolento posto in essere dai sodali – scrivono le Fiamme Gialle – i quali si adoperavano, attraverso la costituzione di numerose società offshore, a trasferire, dall’Italia verso numerosi Paesi europei ed extraeuropei, somme di denaro oggetto di peculato, e sottratte alla pretesa impositiva erariale», spiegano i finanzieri.

I presunti proventi illeciti «conseguiti dall’associazione capeggiata da Francesco Corallo», continua la nota della Guardia di Finanza, sarebbero «stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l’acquisto dell’appartamento ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani».

Le indagini avrebbero accertato, sempre secondo le accuse, «che detto negozio giuridico, realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani» sarebbe stato «deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni».

Secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato accertato anche «come i membri della famiglia Tulliani dal 2008 abbiano ricevuto, per il tramite di società offshore riconducibili a Francesco Corallo, oltre sette milioni di euro, trasferiti su conti personali e su conti di società a loro direttamente o indirettamente riconducibili – scrivono sempre le Fiamme Gialle -. I Tulliani, poi, consapevoli della provenienza delittuosa del denaro» si sarebbero «adoperati per reinvestire e reimpiegare le stesse in beni immobili siti nel comprensorio di Roma e provincia».

Tutto ciò aveva portato il Giudice per le Indagini Preliminari ad emettere, già a febbraio 2017, un decreto di sequestro per equivalente relativo a beni immobili, mobili e conti correnti, della famiglia Tulliani, per un valore di oltre 7 milioni di euro.

Ulteriori indagini, secondo le accuse, avrebbero evidenziato poi «come Gianfranco Fini sia stato artefice dei rapporti che si sono instaurati tra Francesco Corallo e i membri della famiglia Tulliani, rapporti in forza dei quali – concludono le Fiamme Gialle nella nota – costoro hanno ricevuto dal primo le cospicue somme di denaro menzionate, in assenza di qualsiasi causale logica, ovvero in presenza di causali non collegabili a reali prestazioni effettuate. Proprio sulla base di queste nuove indagini, è stato emesso il decreto di sequestro preventivo eseguito nei suoi confronti».

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