Roma, operazione “Rouge et Noir”: sequestrati beni per 5 milioni alla famiglia Tulliani. Indagato Gianfranco Fini

Roma, 14 feb – Cinque milioni di euro: a tanto ammonta il sequestro preventivo che, nella mattinata, i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (S.C.I.C.O.) hanno eseguito nei confronti di Sergio TULLIANI, Giancarlo TULLIANI e Elisabetta TULLIANI.

Eseguito su decreto emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, il sequestro è il frutto delle articolate indagini della Procura di Roma (Direzione Distrettuale Antimafia) in merito ai presunti reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dagli interessati sin dal 2008: reati che avrebbero condotto ad un profitto illecito superiore a 7 milioni di euro.

Tra le operazioni oggetto delle indagini, anche il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, frutto della vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale: immobile di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale avrebbe anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani.

Tra gli indagati per riciclaggio dalla Procura di Roma, anche Gianfranco Fini, ex leader di Alleanza Nazionale, che pochi minuti fa ha commentato: «L’avviso di garanzia è un atto dovuto. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura, ieri come oggi».

Le operazioni di questa mattina nascono dall’approfondimento investigativo dell’attività d’indagine che già aveva condotto all’emissione, in data 13 dicembre 2016, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco CORALLO, Rudolf Theodoor Anna BAETSEN, Alessandro LA MONICA, Arturo VESPIGNANI e Amedeo LABOCCETTA ritenuti dagli inquirenti capi e partecipi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, secondo le indagini, sarebbe stato impiegato da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, nonché in acquisizioni immobiliari. Ma sarebbe stato destinato anche ai membri della famiglia Tulliani.

Le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, nonché l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani, avrebbero disvelato nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio poste in essere da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani.

Dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten (privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi), Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani avrebbero ulteriormente trasferito ed occultato – attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche – il profitto illecito dell’associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero.

Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta: soldi che sarebbero stati reimpiegati in acquisizioni immobiliari a Roma e provincia.

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