Roma, ‘ndrangheta: sequestro da 5 milioni a «esponente del clan Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo»

Finanza_Roma_sequestro_OppidoRoma, 7 apr – Oltre 5 milioni di euro. A tanto ammonta il sequestro condotto nei giorni scorsi dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma che hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione specializzata Misure di Prevenzione del tribunale ordinario di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina.

Un provvedimento emesso nei confronti di Domenico Scarfone, ritenuto dagli investigatori «esponente apicale del clan ‘ndranghetista Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo, locale di Oppido Mamertina (RC), recentemente condannato dalla Corte d’Assise di Palmi (RC) e detenuto dal novembre 2013», spiegano le Fiamme Gialle in un comunicato.

Le indagini patrimoniali eseguite dai Finanzieri della Compagnia di Velletri hanno tratto origine dal provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla D.D.A. di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione «Erinni», condotta nel 2013 dai Carabinieri di Reggio Calabria, per reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidi, intestazioni fittizie di beni e investimento di denaro di provenienza illecita nel mercato immobiliare romano.

La cosca, a cui «il sessantenne calabrese apparteneva almeno dal 1989 – spiega la Guardia di Finanza – ha investito ed espanso i propri interessi in altre regioni, specialmente nel Lazio, proprio grazie alla “dinamicità imprenditoriale” del prevenuto e al fatto che lo stesso si fosse stabilito nel comune di Genzano di Roma da qualche decennio».

Ed è in particolare ai Castelli Romani, alle porte di Roma, che Scarfone avrebbe «riciclato prevalentemente le ingenti disponibilità frutto delle diverse attività criminali, provvedendo, grazie alla contiguità con avvocati e soggetti gravitanti nel modo delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari, a trarre vantaggi dai pubblici incanti e ad assicurarsi beni che poi, con la collaborazione di una fitta rete di persone compiacenti, venivano intestati a terzi per occultarne la reale disponibilità», evidenziano le Fiamme Gialle.

La Guardia di Finanza ha così eseguito mirati approfondimenti economico-patrimoniali nei confronti di numerose persone fisiche e giuridiche, finalizzati alla ricostruzione dell’intero patrimonio nella disponibilità di Scarfone, sia direttamente che indirettamente, non soltanto allo scopo di cristallizzare la ricchezza attualmente posseduta, ma anche per evidenziare le relative fonti di produzione e accertare, di conseguenza, l’evidente sproporzione esistente tra la consistenza patrimoniale e i redditi ufficialmente dichiarati al fisco.

La ricostruzione avrebbe consentito di ricondurre l’ingente patrimonio, apparentemente nella titolarità di altri soggetti (familiari e terzi compiacenti), alla reale disponibilità di Scarfone.

Particolarmente utili alle indagini patrimoniali sono state le evidenze acquisite dall’approfondimento delle indagini tecniche svolte nel procedimento penale, incrociate con le molteplici informazioni disponibili alle banche dati in uso alla Guardia di Finanza.

I finanzieri della Compagnia di Velletri, grazie anche al supporto di altri Reparti del Corpo sul territorio nazionale, hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Roma e a 20 perquisizioni locali disposte dalla Procura veliterna, provvedendo a cautelare 27 immobili (nei comuni di Roma, Albano Laziale, Genzano di Roma, Ariccia e Lampedusa); elevate disponibilità finanziarie, azioni e obbligazioni societarie, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.

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