Roma: maxi operazione antidroga tra Italia, America latina e U.S.A. GdF e Polizia arrestano 15 persone

finanza-auto-frontale-1Roma, 10 nov – Nelle prime ore della mattina odierna la Squadra Mobile di Roma e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza, a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, nei confronti di quindici soggetti appartenenti ad un’organizzazione criminale, ben strutturata sul territorio nazionale, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

I provvedimenti cautelari scaturiscono da parallele indagini, condotte in stretta sinergia dal Nucleo di Polizia Tributaria-Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata e dalla Squadra Mobile.

In una prima fase, gli specialisti del G.I.C.O. hanno scoperto un’associazione di narcotrafficanti italo-guatemalteca, con collegamenti in Colombia, che si è resa responsabile di plurime importazioni di cocaina destinata alle piazze di spaccio di Roma (operazione denominata “USERNAME”).

Dominus della compagine criminale è risultato il pluripregiudicato Venanzo TAMBURINI (63 anni) che, unitamente al genero Ermanno DI ROCCO (46 anni) e supportato dal “socio” Antonio ANTONINI (57 anni), ha organizzato e finanziato – in prima persona – le numerose importazioni di droga, grazie ad una consolidata e fidata rete di narcotrafficanti centroamericani che hanno garantito il costante approvvigionamento del narcotico.

Era TAMBURINI a intrattenere i principali contatti con i fornitori latino americani, a gestire le illecite trattative e a occuparsi del pagamento di eventuali spese impreviste – per lo più dovute ai prolungati soggiorni in Italia dei trafficanti – e della sorte dei corrieri di cui si erano perse le tracce (perché tratti in arresto dalla Guardia di Finanza).

ANTONINI si occupava del ritiro della cocaina e delle successive fasi della vendita sulla piazza romana e della riscossione dei relativi proventi. DI ROCCO era l’uomo di fiducia e fac-totum del gruppo.

Nella loro continua ricerca di forniture di cocaina, gli indagati hanno dimostrato una notevolissima disponibilità di capitali illeciti per finanziare le importazioni di sostanza stupefacente e utilizzato le più moderne tecnologie per le loro comunicazioni riservate, che avvenivano tramite smartphone BlackBerry, dotati di un proprio software di conversazione via chat – “pin to pin”.

Tuttavia, grazie ad un’efficace azione di intelligence, i finanzieri sono riusciti a superare l’ostacolo e ad acquisire numerosi ed importanti riscontri investigativi, dimostrando che lo stupefacente importato in Italia era trasportato da corrieri guatemaltechi che occultavano la droga all’interno di capi d’abbigliamento, anche di tipo tecnico (ad esempio, tute da motocross).

Nel dettaglio sono state accertate 7 importazioni di narcotico, di cui 4 oggetto di interventi repressivi, per un totale di oltre kg. 12 di cocaina sequestrata e 4 corrieri arrestati in flagranza di reato. In particolare, il GICO perveniva ai seguenti riscontri “sul campo”:

  1. arresto di Juan José AROCHE LANTAN, nato in Guatemala il 05.08.1984 e sequestro di circa Kg. 2,200 di cocaina. Fatto commesso a Bologna – Aeroporto, il 17.05.2013.
  2. arresto di Juan Antonio CASTILLO DE LEON, nato in Guatemala il 11.09.1992 e sequestro di circa Kg. 3,560 di cocaina. Fatto commesso a Roma, il 11.09.2013.
  3. arresto di Jose Dario PAZ RAMIREZ, nato in Guatemala il 17.10.1988 e sequestro di circa Kg. 2,300 di cocaina. Fatto commesso a Bologna – Aeroporto, il 25.10.2013.
  4. arresto di Erick Geovanni PIVARAL MAYEN, nato in Guatemala il 01.11.1992 e sequestro di circa Kg. 3,900 di cocaina. Fatto commesso a Bologna – Aeroporto, il 26.10.2013.

Dalle investigazioni della Guardia di Finanza è emerso, altresì, il notevole spessore criminale dei trafficanti tant’è che i fornitori latino-americani minacciavano di trattenere in ostaggio i mediatori degli illeciti affari nel caso in cui gli importatori italiani non fossero in grado di onorare tempestivamente i pagamenti.

Gli indagati continuavano ad alimentare le ingenti disponibilità finanziarie “piazzando” rapidamente sul mercato capitolino le partite di stupefacente importate. Grazie alle notevoli capacità organizzative del gruppo criminale, gli importatori italiani riuscivano ad acquisire la liquidità necessaria a garantire forniture costanti e regolari.

Proprio i vertici del sodalizio criminale romano – Venanzo TAMBURINI, Antonio ANTONINI ed Ermanno DI ROCCO – costituiscono il punto di contatto tra le investigazioni della Guardia di Finanza e quelle della Polizia di Stato.

L’indagine “Fire&Ice–UP”, condotta dalla Polizia di Stato, è scaturita dalla collaborazione tra la Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma e la D.E.A. (Drug Enforcement Administration), l’Agenzia federale statunitense specializzata nel contrasto al narcotraffico internazionale, che indagava su un cartello colombiano proprietario di varie società di import/export utilizzate come “copertura” per spedire la cocaina dalla Colombia in Europa attraverso i porti colombiani di Barranquilla e Santa Marta.

La sinergia tra gli uffici investigativi ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere a carattere transnazionale operante nella Capitale in contatto con organizzazioni estere con sede in Sud America.

La droga, cocaina purissima, spedita dalla Colombia in Spagna, veniva trasportata in Italia a mezzo corrieri Sud-Americani. I proventi illeciti venivano in parte inviati direttamente in Colombia tramite i corrieri e in parte giungevano “ripuliti” attraverso vari bonifici su circuiti bancari esteri.

Per delineare ed indagare l’intera struttura criminale sono state intercettate centinaia di utenze telefoniche di gestori sia italiani che esteri, colombiani, venezuelani, spagnoli, che hanno permesso di riscontrare la complessa attività illecita suffragata dai sequestri di droga e di denaro.

Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati in Italia 245.000 euro provento del narcotraffico.

I tracciati bancari, le intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di ricostruire la filiera del riciclaggio lungo la rotta Roma-Venezuela-Colombia e di ricostruire le alleanze tra i narcos esteri e l’organizzazione criminale capitolina di cui Venanzo TAMBURINI, pregiudicato, ne era il promotore-organizzatore. Particolarmente guardingo nelle comunicazioni utilizzava lo pseudonimo “Mario” per interloquire in lingua spagnola con i referenti dei fornitori colombiani utilizzando esclusivamente i c.d. “cellulari-citofoni” o effettuando le chiamate da call center o pubbliche cabine telefoniche.

Era lui che in una posizione verticistica in seno all’associazione aveva i contatti diretti con i fornitori esteri e i loro broker, curando personalmente le trattative con i colombiani per l’importazione della cocaina, e consegnando personalmente il corrispettivo delle partite di droga fatte giungere nella Capitale dall’organizzazione Sud-Americana.

Le indagini relative al fronte “romano” hanno fatto emergere quali fidati collaboratori del TAMBURINI:

  • Ermanno DI ROCCO, genero dello stesso e suo fidato socio in affari;
  • Antonio ANTONINI, braccio destro del TAMBURINI, ha operato quale suo stretto referente nella gestione della rete di clienti del sodalizio al fine di collocare la droga sul mercato romano e riscuoterne i proventi;
  • Giovanni CARDONI quale titolare di taxi ha partecipato all’associazione prestando la propria stabile collaborazione in veste di autista a servizio dell’organizzazione;
  • Adel Ahmed Ebrahim SARHAN ha partecipato al sodalizio criminale provvedendo altresì a trasferire all’estero parte delle somme di denaro funzionali alla mediazione e alla compravendita di partite di droga, custodendo inoltre la sostanza stupefacente per conto dell’organizzazione.

Nel prosieguo delle indagini si è pervenuti all’identificazione di ulteriori personaggi legati alla consorteria criminale che si occupavano prevalentemente di smerciare la sostanza stupefacente sul mercato romano nelle zone di Casetta-Mattei, Corviale, Trullo, Albano Laziale, Settecamini.

Antonio ANTONINI, nell’interesse del gruppo criminale, ha favorito l’espansione e la conservazione dell’attività illecita stringendo in particolare un patto malavitoso con i sodali Manolo PUCCI ed Alessandro FAINA, attraverso i quali ha garantito lo smercio di droga sul mercato romano rispettivamente nelle zone di Casetta Mattei e Albano Laziale.

Manolo PUCCI, che ha acquistato discreti quantitativi di cocaina da Antonio ANTONINI per farne commercio, inoltre è risultato al vertice di una consorteria criminosa avente base logistica zona “Casetta Mattei” fidelizzando il rapporto con alcuni acquirenti-rivenditori per la cessione di discreti quantitativi di cocaina e hashish anche sul litorale Nord (S. Marinella-Tarquinia).

Roberto ANTONINI (figlio di Antonio) sebbene ristretto presso l’istituto di pena “Rebibbia N.C.”, attraverso la sua mediazione e le conoscenze in carcere, ha messo in contatto Antonio ANTONINI con gli acquirenti-rivenditori Alessandro FAINA e Sandro BACCARLINO anch’essi colpiti da misura cautelare in carcere. Roberto ANTONINI ha curato anche personalmente alcune trattative di droga mettendosi anche alla ricerca di ulteriori canali di rifornimento per contribuire fattivamente all’attuazione del programma criminoso.

Alessandro FAINA ha fornito in più occasioni le sim-card (intestate a persone fittizie) alla medesima consorteria ed ha beneficiato delle forniture di cocaina garantite direttamente da ANTONINI Antonio. Per svolgere l’attività illecita, anche in regime di arresti domiciliari, si è avvalso della fattiva collaborazione della nota pregiudicata Fabiola MORETTI, nonché dell’operato di alcuni pusher che hanno garantito il trasporto, l’occultamento, la lavorazione e lo spaccio della sostanza in zona “Castelli Romani”. Ha usufruito, altresì, di altre forniture garantite da Fabiola MORETTI e da Pier Francesco LIBERTI a cui è stata notificata l’ordinanza in carcere poiché già detenuti rispettivamente per tentato omicidio e per omicidio doloso.

Fabiola MORETTI è un personaggio di spessore, nota alla cronaca giudiziaria poiché ex appartenente alla “banda della Magliana” unitamente al compagno Antonio MANCINI. La MORETTI, che si riforniva sistematicamente di cocaina da Alessandro FAINA, ha perpetrato l’attività illecita avvalendosi della collaborazione di un gruppo di giovani pusher della zona (località Pavona di Albano Laziale), mettendo al servizio del gruppo la sua “esperienza nel settore” dispensando consigli circa la qualità dello stupefacente e fungendo in alcune circostanze da “assaggiatrice” del gruppo.

La cooperazione tra il Servizio Centrale Operativo (SCO), la Squadra Mobile di Roma e gli Uffici DEA (Drug Enforcement Administration) di Bogotà, Cartagena e Boston ha consentito, altresì, di smantellare l’organizzazione transnazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

Detta collaborazione ha avuto come esito il sequestro di oltre 3 tonnellate di cocaina (968 chilogrammi dei quali sono stati sequestrati negli Stati Uniti), 42 kilogrammi di eroina e sostanze chimiche ad essa collegate, nonché 96 chilogrammi di Metanfetamina. Nel corso di questa imponente indagine novantasei (96) membri dell’organizzazione sono stati arrestati fuori dall’Italia, mentre oltre 11 milioni di dollari Usa, provento della droga, sono stati sequestrati in tutto il mondo. Gli Uffici Dea di Cartagena e la Polizia Nazionale Colombiana hanno inoltre distrutto 3 laboratori per l’estrazione della cocaina. La distruzione di questi laboratori, che ha causato un’immane perdita finanziaria per l’organizzazione, unitamente agli arresti effettuati in data odierna, hanno significativamente smantellato questa organizzazione internazionale dedita al traffico di stupefacenti ed al riciclaggio di denaro.

Grazie all’alto livello di collaborazione internazionale tra lo SCO e la Squadra Mobile di Roma con la Dea di Roma, l’attività investigativa ha continuato ad evolversi attraverso gli uffici della Dea ubicati in tutti gli Stati Uniti (Miami, Nord Carolina, Filadelfia , Los Angeles, New York, Texas e Chicago) nonché Bogotà, Cartagena, Ottawa, Svizzera ed insieme alla Divisione della Dea per le Operazioni Speciali, gli investigatori sono riusciti ad identificare una rete di operatori di laboratori clandestini, responsabili della coltivazione, lavorazione e distribuzione di cocaina destinata all’Italia ed agli Stati Uniti. Inoltre grazie a quest’indagine si è riusciti ad identificare i soggetti che attraverso l’attività di riciclaggio di denaro rimpatriavano i proventi dello stupefacente alla sedi di rifornimento ubicate in tutto il Sud America. Gli uffici della DEA di Roma hanno in seguito utilizzato queste informazioni investigative, in collaborazione con gli Uffici per la Protezione della Dogana e di Frontiera degli Stati Uniti (CBP), al fine di identificare gli itinerari utilizzati da questa organizzazione per le spedizioni.

Sono in corso ulteriori accertamenti all’estero per identificare, localizzare e trarre in arresto ulteriori affiliati all’organizzazione internazionale.

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