‘Ndrangheta, droga dal Sud America: sgominata organizzazione. Arresti in Toscana e Calabria

Finanza_Catanzaro_drogaCatanzaro, 23 mar – Disarticolaro un gruppo criminale legato alla ‘ndrangheta dedito all’importazione di cocaina dal Sud America. Diciotto persone arrestate, tra Calabria e Toscana, e oltre 300 kg di sostanza sequestrata al porto di Livorno.

È questo il bilancio dell’operazione condotta questa mattina da 150 finanzieri con l’ausilio di unità Antiterrorismo Pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aerea del Corpo. Numerose le perquisizioni eseguite.

L’operazione, denominata “Gerry”, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia.

Le indagini, coordinate dalla D.D.A, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da soggetti vicini a diversi sodalizi criminali riconducibili alle famiglie Bellocco di Rosarno, Molè – Piromalli di Gioia Tauro, Avignone di Taurianova e Paviglianiti, quest’ultima attiva sul versante jonico reggino.

In particolare, tra i soggetti fermati, compare anche Michele Bellocco, accusato del coinvolgimento nell’importazione di centinaia di chili di cocaina dal Sudamerica.

Le scrupolose indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di dimostrare, ancora una volta, come i clan calabresi siano in grado di contrattare, direttamente con i “Cartelli Sudamericani”, l’acquisto di grosse partite di stupefacenti.

Infatti, nel corso dell’operazione, i militari hanno sottoposto a sequestro al porto di Livorno 300 kg di cocaina e circa 17 kg di codeina, riuscendo poi a ricostruire un’ulteriore importazione di narcotico pari ad altri 57 chilogrammi di polvere bianca, oltre ai numerosi altri tentativi di importazione non andati a buon fine. Ma la consorteria non si limitava solo alla cocaina.

Le indagini hanno provato, infatti, come i sodali riuscivano ad ottenere guadagni anche dalla compravendita di importanti partite di marijuana e hashish.

L’operazione antidroga, condotta dalle Fiamme Gialle della Sezione G.O.A. del G.I.C.O. di Catanzaro, con il supporto del II Reparto del Comando Generale e della D.C.S.A., ha dimostrato come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, quali commercianti e professionisti, che non disdegnavano di fare affari con l’acquisto all’ingrosso della cocaina.

Sintomatico, a tal proposito, è quanto scoperto dai finanzieri che, partiti dalla potente organizzazione di narcos operante tra Rosarno, Gioia Tauro, Melicucco e San Luca, hanno esteso il raggio d’azione nei confronti anche di un libero professionista, anch’egli finanziatore, nonché acquirente di ingenti partite di sostanze stupefacenti, sempre provenienti dal Sudamerica.

L’inchiesta svolta dalle unità specializzate del Nucleo di Polizia Tributaria/G.I.C.O. di Catanzaro ha così consentito di identificare complessivamente 32 soggetti, ognuno con un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, a coloro che avevano il compito di ospitare gli emissari dei narcos colombiani, più volte giunti nel nostro Paese.

Organizzazioni che curano le importazioni in ogni dettaglio, riducendo al minimo le comunicazioni e scegliendo accuratamente dove far giungere la cocaina.

Non è un caso, infatti, che i narcotrafficanti abbiano deciso di far arrivare la parte più sostanziosa dei carichi di droga al porto di Livorno, potendo lì godere dell’appoggio, in particolare, di un soggetto di origini calabresi, emigrato in quella zona da anni, che è riuscito a costruire una vera e propria squadra di lavoro in grado di agire indisturbata nel porto, aprire i containers, estrarre il prezioso carico e portarlo lontano da “occhi indiscreti”.

L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni: la droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato oltre 100 milioni di euro.

Nel corso dell’indagine è stato sviluppato lo stretto coordinamento con la Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Firenze.

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