Milazzo, tre arresti per il crac finanziario del Gruppo Aicon

Finanza_Messina_AiconMessina, 21 feb – Operazione «Follow the money»: arrestati questa mattina Pasquale Siclari, patron del gruppo AICON (a suo tempo quotato in borsa e operante nella produzione di yacht di lusso), e due collaboratori, Pietro Pappalardo, consulente fiscale di Milano, e Salvatrice Gitto, segretaria di Milazzo. Ad entrare in azione i finanzieri della Compagnia di Milazzo. Il reato contestato è quello di autoriciclaggio.

Le Fiamme Gialle mamertine stanno anche procedendo al sequestro preventivo di beni per oltre quattro milioni di euro, consistenti in una parte delle somme di denaro ritenute profitto della bancarotta conseguente al fallimento AICON (detenute sui conti correnti personali e societari riconducibili a Siclari) e nelle quote societarie dell’AIRON Italia S.r.l. di Saponara (Me), sempre riconducibili a Siclari (società, quest’ultima, operante nella cantieristica navale), nonché in un complesso immobiliare turistico-alberghiero, di cinquantacinque ettari, situato a Messina, sui colli San Rizzo, e inaugurato pochi mesi fa.

L’operazione di oggi dà esecuzione all’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Barcellona P.G., dott. Fabio Gugliotta, su richiesta del Procuratore Capo della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, dott. Emanuele Crescenti, e del Sostituto Procuratore d.ssa Rita Barbieri.

Le indagini, sviluppate a seguito del fallimento dichiarato dal Tribunale per le società AICON S.p.A e AICON YACHTS S.p.A. tra il 2013 ed il 2014, sono state incentrate sulla puntuale analisi di più di duecento rapporti bancari e finanziari gestiti da Pasquale Siclari, anche tramite società a lui riconducibili.

L’attività delle Fiamme Gialle avrebbe consentito di ricostruire, attraverso l’analisi delle complesse vicende societarie, le presunte operazioni dolose compiute a partire dal 2010 e che avrebbero determinato l’aggravamento dello stato di dissesto dell’AICON S.p.A., società che, nel 2007, a seguito della quotazione in borsa del titolo, aveva ricavato un provento di oltre 120 milioni di euro.

Le indagini, svolte anche tramite ispezioni informatiche, accertamenti bancari, indagini tecniche ed acquisizioni documentali, avrebbero permesso di accertare che l’imprenditore, avvalendosi dei due stretti collaboratori tratti in arresto, avrebbe sottratto ingenti capitali a danno dei creditori delle due società fallite, attraverso numerose movimentazioni bancarie e finanziarie effettuate sui conti bancari e sui fondi di risparmio gestiti personalmente o per il tramite di professionisti esterni.

Queste condotte sarebbero state realizzate anche attraverso molteplici artifici contabili posti in essere con il coinvolgimento di altre società riconducibili a Siclari, alcune delle quali con sede all’estero (Lussemburgo, Inghilterra e Portogallo).

Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto sono finiti anche i recenti e cospicui investimenti che Pasquale Siclari avrebbe effettuato per la ristrutturazione di una villa con 55 ettari di terreno, costruita negli anni ‘60 sui Colli San Rizzo, da adibire a struttura turistico-alberghiera. Lavori per i quali sarebbero state impiegate ingenti somme sottratte alle società fallite al fine di ostacolare l’identificazione della loro provenienza illecita.

Le misure cautelari hanno previsto il carcere per Pasquale Siclari e gli arresti domiciliari per Pietro Pappalardo e Salvatrice Gitto.

A carico della AIRON srl e di due altre società coinvolte nelle indagini saranno inoltre contestate le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato per non avere predisposto modelli di organizzazione o di gestione idonei a prevenire il presunto reato di autoriciclaggio.

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