Mafia, blitz della Finanza a Messina: 21 arresti e sequestri da 10 milioni. Colpito il clan Mangialupi [VIDEO]

Finanza_Messina_mafiaMessina, 27 mar – Vasta operazione del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza che ha portato, alle prime luci dell’alba, all’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre a tre provvedimenti di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Messina, dott.ssa Monia De Francesco, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia.

Nella rete degli inquirenti figure note e meno note, protagonisti da anni della storia che lega la mafia con il territorio messinese.

Con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso sono stati tratti in arresto Domenico La Valle, Paolo De Domenico, Francesco Laganà, Antonino Scimone, Alfredo Trovato, Salvatore Trovato e Giovanni Megna, tutti ritenuti dagli inquirenti appartenenti al clan “Mangialupi”, operante nella zona sud di Messina.

Altre quattordici persone sono state arrestate per reati quali traffico di stupefacenti, estorsione, furti, rapine e detenzione illegale di armi.

«Figura cardine dell’indagine – sottolineano le Fiamme Gialle in una nota – Domenico La Valle, titolare di un’attività commerciale nel quartiere a ridosso dello stadio di calcio “G.Celeste”, che è stato coinvolto sin dagli anni ’80 in alcuni procedimenti penali che lo indicavano come imprenditore strettamente collegato ad esponenti della nota cosca Trovato – clan “Mangialupi”, anche se a suo tempo non era stato condannato per le ipotesi contestate».

Le complesse attività d’indagine dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Messina, protrattesi per due anni, avrebbero permesso di “leggere” e di avere una visione completa di tutte le operazioni commerciali, finanziarie e imprenditoriali che hanno visto, negli ultimi trent’anni, al centro la figura di La Valle, contornato da alcuni suoi familiari e da una fitta rete di fidati collaboratori, «consentendo di delineare il ruolo apicale assunto all’interno del sodalizio mafioso», evidenzia la Guardia di Finanza.

Sulla scorta del materiale probatorio sarebbe emerso come La Valle sia stato colui che, dopo la disgregazione dell’originaria compagine associativa per via della carcerazione dei capi e del percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da altri affiliati, «abbia di fatto assunto un controllo pressoché esclusivo delle attività illegali della cosca, costituendone il punto di riferimento “imprenditoriale”, facendo da contraltare al ruolo “operativo” ricoperto dai fratelli Trovato», spiegano le Fiamme Gialle.

Nel corso dell’indagine sarebbe emerso infatti come La Valle, avvalendosi dell’apporto qualificato di uomini di sua fiducia come Paolo De Domenico e Francesco Laganà, gestisse numerose attività economiche – rappresentate da diverse società di noleggio di apparecchi da gioco e scommesse, da una sala giochi, da un distributore di carburanti, da una rivendita di generi di monopolio – e «come avesse la disponibilità di numerosi immobili, tutti formalmente intestati a familiari (quali la moglie Grazia Megna) e a terze persone compiacenti, tra cui Antonino Scimone, Giancarlo Mercieca e Francesco Benanti, al fine di scongiurare il rischio di essere colpito da provvedimenti giudiziari di sequestro e confisca».

«Gli interessi illeciti nel settore del noleggio e della gestione di centinaia di apparecchi da gioco da parte di ditte a lui riconducibili avrebbero fatto assumere nel tempo una notevole posizione nel mercato di Messina e provincia – scrive la Guardia di Finanza – consentendo a La Valle di accumulare ingenti somme di denaro “in nero”, messe a disposizione della cosca di appartenenza per le più disparate finalità illecite».

A tal proposito, le Fiamme Gialle durante le investigazioni hanno sequestrato 159 macchine e 369 schede elettroniche, la metà delle quali, a seguito di perizie effettuate da un consulente tecnico della Procura, sono risultate alterate per ridurre le probabilità di vincita.

L’ufficio all’interno del distributore di carburante, posto nelle immediate adiacenze del bar di proprietà, avrebbe costituito una vera e propria “cassa continua” dell’organizzazione.

A dimostrazione della notevole liquidità raccolta con la fiorente gestione delle attività illecite nel settore delle videoslot, è significativo che nel corso di una perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza, all’interno di una botola ubicata nella cabina del distributore siano stati sottoposti a sequestro oltre 140 mila euro in contanti.

In tale circostanza è stato rinvenuto anche un “libro mastro” dove erano annotati, con cadenza mensile, i guadagni, pari ad oltre 1.800.000 euro, che la cosca era riuscita ad incassare in contanti, in circa sei anni, attraverso l’attività di noleggio di una parte degli apparecchi illegali.

In un’altra circostanza – spiega sempre la Guardia di Finanza – Alfredo Trovato si sarebbe rivolto a Francesco Laganà chiedendogli 10.000 euro in contanti in brevissimo tempo. La consegna sarebbe avvenuta dopo pochi minuti previa interlocuzione con La Valle che, dopo avere chiesto a Laganà se i soldi servissero a Trovato, avrebbe ordinato di dare immediatamente il contante richiesto.

La “base operativa” dell’organizzazione era costituita da un bar di proprietà, luogo scelto, secondo gli inquirenti, perché ritenuto sicuro «per lo svolgimento di affari illeciti, riunioni e rapporti riservati tra l’indagato e soggetti pregiudicati per reati associativi di stampo mafioso e in materia di stupefacenti (quali i fratelli Alfredo e Salvatore Trovato e Giovanni Aspri, fratello di Benedetto – detenuto), tutti soggetti posti al vertice o comunque riconducibili storicamente al gruppo mafioso operante nel quartiere Mangialupi», spiega la Guardia di Finanza. Incontri e rapporti sarebbero stati ampiamente documentati dagli uomini delle Fiamme Gialle attraverso complesse attività di intercettazione e osservazione.

In particolare, attraverso minuziose attività investigative sarebbe stato ricostruito il metodo mafioso che gli indagati avrebbero posto in essere nella gestione di controversie di varia natura e dei proventi illeciti, nonché le violente modalità con cui gli associati avrebbero operato il capillare controllo del territorio per la gestione delle attività economiche di pertinenza, territorio sottoposto ad un incondizionato “dominio” (nome dell’operazione).

Significativi alcuni episodi. In un caso – raccontano le Fiamme Gialle – sarebbe stato appurato come, una volta acquisito il controllo delle zone di influenza mediante l’installazione di videoslot in svariati locali della città e della provincia, il gruppo si sia preoccupato di garantire che nessuno interferisse con le attività di gioco e scommesse. Più in dettaglio, in alcuni esercizi commerciali dove erano installati propri apparecchi, ignoti si erano introdotti nei locali al fine di scassinare le macchine e impossessarsi del denaro al loro interno.

L’attività investigativa avrebbe consentito di accertare come Domenico La Valle, insieme ad Alfredo e Salvatore Trovato, con la complicità di Francesco Laganà, Antonino Scimone e Paolo De Domenico, facendo leva sulla forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e sulla conseguente condizione di assoggettamento, «fosse riuscito agevolmente ad individuare gli autori materiali dei delitti e a farsi restituire, in breve tempo, i proventi dei furti».

In un secondo caso «la violenza e la caratura criminale degli indagati, nonché la loro volontà di ribadire la propria egemonia nel settore del gioco d’azzardo rafforzando il “prestigio” dell’organizzazione» si sarebbero manifestati in occasione di «un brutale pestaggio posto in essere ai danni di un cittadino extracomunitario, reo solo di avere conseguito una consistente vincita giocando con le macchinette riconducibili al clan che, in conseguenza di ciò, stava perdendo del denaro», evidenziano i finanzieri nella nota.

Finanzieri che raccontano anche di in un terzo caso dove è stata registrata una conversazione tra Domenico La Valle, Alfredo Trovato e Giovanni Aspri nel corso della quale i primi due, al fine di vendicare un torto subito da Aspri, lo avrebbero invitato più volte in modo perentorio a punire l’umiliazione ricevuta, gambizzando la persona che si era macchiata dell’affronto.

Anche soggetti estranei alla compagine criminale, persone comuni, secondo gli inquirenti si sarebbero affidati a La Valle per ottenere in qualche modo “giustizia”. È il caso – raccontano i finanzieri – di una persona che aveva subito il furto del proprio cane da caccia di valore e aveva richiesto l’intervento in “soccorso” di La Valle e Alfredo Trovato: intervento grazie al quale sarebbe riuscito, non solo a rientrare in possesso dell’animale, ma anche a ricevere le scuse dall’autore del furto.

Nel corso delle investigazioni sono stati accertati anche numerosi casi di furto, di illecita detenzione di armi, nonché plurime cessioni di sostanze stupefacenti e reiterate violazioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, attraverso la cui ricostruzione si è pervenuti all’arresto anche di Alberto Alleruzzo, Francesco Alleruzzo, Angelo Aspri, Giovanni Aspri, Carmelo Bombaci, Nunzio Corridore, Santo Corridore, Francesco Crupi, Domenico Galtieri, Giuseppe Giunta, Daniele Mazza, Francesco Russo, Gaetano Russo e Mario Schepisi.

A seguito dell’accurata ricostruzione patrimoniale degli interessi imprenditoriali di La Valle, contestualmente all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare, sono stati apposti i sigilli a tre società operanti nel settore del noleggio di centinaia di apparecchiature da gioco e scommesse, a diciotto immobili (tra cui una lussuosa villa con piscina nella zona tirrenica e un prestigioso appartamento con attico a Messina), a una rivendita di generi di monopolio e a un gommone, per un valore complessivo di dieci milioni di euro.


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