Livorno, bancarotta fraudolenta: 5 denunce. Sequestrati contanti per 350mila euro in cassette di sicurezza

finanza-auto-fiancataLivorno, 24 mag – Bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: denunciate cinque persone, coinvolte società fallite operanti nel settore delle costruzioni edilizie e sequestrato denaro contante detenuto in due cassette di sicurezza.

È questo il bilancio dell’operazione condotta nelle scorse ore dalle Fiamme Gialle. I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, su ordine della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un decreto – emesso dal gip del Tribunale livornese, Fabrizio Nicoletti – finalizzato al sequestro preventivo di denaro a indagati, a vario titolo, per i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Le indagini, dirette dal pm Massimo Mannucci, sono state sviluppate dai militari delle Fiamme Gialle distaccati presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Livorno e hanno avuto origine, nel 2016, a seguito del fallimento di due società livornesi (operanti nel settore delle costruzioni edilizie), dichiarato dal Tribunale labronico in data 20 aprile e 26 novembre 2015.

Le preliminari investigazioni di polizia giudiziaria – svolte attraverso una serie di perquisizioni domiciliari eseguite con il supporto del personale del Nucleo di Polizia Tributaria – avevano consentito di individuare (nel mese di febbraio scorso) e sottoporre a sequestro probatorio circa 370mila euro in denaro contante, di cui 14 mila euro rinvenuti nelle abitazioni degli indagati e circa 350mila euro contenuti in due cassette di sicurezza intestate a due degli stessi indagati, di cui uno non risultava aver mai presentato le dichiarazioni dei redditi, mentre l’altro risultava dichiarare redditi irrisori.

Si tratta di cassette di sicurezza per le quali era prevista una delega ad operare a favore di altri due indagati (fratelli), già amministratori di fatto e/o di diritto delle due società fallite, che risultavano essere i soli che avevano sino a quel momento avuto accesso all’apertura delle cassette.

Le somme in contanti contenute (di diverso taglio, ossia da 20, 50, 100, 200 ma anche dal taglio più grande di 500 euro) erano custodite all’interno di diverse buste, con alcune indicazioni manoscritte.

I successivi accertamenti hanno permesso di ricostruire l’origine di parte del denaro, frutto verosimilmente di distrazioni per circa 200 mila euro poste in essere dai due fratelli che, dopo la dichiarazione di fallimento delle società, avrebbero proseguito a percepire dagli inquilini il pagamento delle locazioni degli appartamenti di proprietà delle stesse società fallite, occultandoli, per lo più, proprio nelle stesse cassette di sicurezza.

La condotta di occultamento, che non consente un’immediata individuazione e tracciabilità delle somme di denaro, è stata ritenuta rilevante dalla locale Procura della Repubblica e dal gip del Tribunale nel suo provvedimento – si legge in un comunicato della Guardia di Finanza – «anche ai fini del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, in quanto, così operando, gli indagati si sono adoperati per evitare l’aggressione coattiva da parte dell’agente di riscossione, alla luce dei rilevanti debiti tributari (quantificabili in circa 700 mila euro) già iscritti a ruolo da Equitalia, riferiti sia alle persone fisiche che alle società fallite».

Il gip del Tribunale ha quindi disposto il sequestro delle somme in contanti già rinvenute in sede di perquisizione, sia quale provento del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, sia come illecito risparmio d’imposta collegato al reato fiscale.(AdnKronos)

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.