Guardia di Finanza, Livorno: arrestato imprenditore per frode fiscale e bancarotta fraudolenta

Finanza_LivornoLivorno, 27 feb – Arrestato un imprenditore per frode fiscale e bancarotta fraudolenta, indagate 6 persone per fatture false emesse e ricevute per circa 1.500.000 euro, sequestrate quote di tre società di capitali e i relativi beni sociali. 

Questa mattina i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, su ordine della Procura della Repubblica labronica, nell’ambito dell’operazione denominata «Gruppo Q», hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore, emessa dal gip del Tribunale di Livorno, Ottavio Mosti, su richiesta del magistrato titolare dell’indagine, il pm Massimo Mannucci.

Contestualmente, con il contributo di circa venti finanzieri, sono state eseguite sei perquisizioni locali e personali presso le abitazioni di altrettanti indagati, dislocate tra Toscana, Sicilia e Campania.

L’uomo, di origine siciliane, G.C., cinquantaduenne, da svariati anni operante nella zona della Val di Cornia (Livorno), è stato arrestato dai finanzieri della compagnia di Piombino per vari reati di natura fiscale e per il delitto di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale.

L’imprenditore, peraltro, era già detenuto presso la casa circondariale di Livorno dal dicembre scorso, per scontare un’altra condanna per reati analoghi per una sentenza emessa dal Tribunale di Catania, confermata in appello e divenuta definitiva.

L’autorità giudiziaria, ritenendo concreto il pericolo che la disponibilità di diverse compagini societarie potesse agevolare l’indagato nella reiterazione di altri reati, ha disposto, inoltre, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle quote sociali e dei beni aziendali di tre società nella titolarità degli indagati, ma di fatto concretamente riconducibili all’arrestato.

A carico dei sei indagati, in concorso tra loro, tra cui anche un cittadino tedesco residente in Spagna e domiciliato in Campania, gli illeciti ipotizzati riguardano l’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l’infedele ed omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, l’occultamento della documentazione contabile, oltre ai reati fallimentari.

A seguito del fallimento di una società di costruzioni operante in Val di Cornia, le Fiamme Gialle di Piombino sono state delegate oltre due anni fa a eseguire indagini tecniche nei confronti dell’arrestato, in concorso con altri, per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

Le indagini svolte dai militari, con la direzione della Procura, avrebbero portato alla luce la propensione a delinquere dell’imprenditore arrestato, peraltro già destinatario di condanne per reati tributari, societari, fallimentari, falso ideologico, ricettazione continuata, abuso edilizio, emissione assegni a vuoto, misure di prevenzione sanitarie e violazioni di norme Cee sui rifiuti.

In particolare, le investigazioni avrebbero fatto emergere preziosi elementi anche dagli esiti di sei verifiche fiscali condotte nei confronti delle società gestite e di fatto riconducibili a G.C. e spesso risultate essere intestate a meri prestanome.

Sarebbero state accertate condotte illecite comuni nella gestione delle varie società controllate dalla Guardia di Finanza, operanti in diversi settori, da quello edile e dell’impiantistica elettrica, alla trasformazione e commercializzazione di prodotti in gomma derivanti da riciclo di pneumatici fuori uso.

È stato appurato – dicono gli inquirenti – che l’imprenditore arrestato avrebbe provveduto, in maniera metodica, a rilevare società, spesso in difficoltà finanziaria, per spogliarne il patrimonio, trasferendone i beni strumentali ad altre imprese, allo stesso riconducibili, in genere a prezzi fittiziamente sovrastimati rispetto al loro reale valore, che non venivano pagati dall’acquirente, ma che consentivano di creare, in capo a quest’ultimo, crediti Iva da utilizzare indebitamente in compensazione per il pagamento di tributi fiscali e previdenziali.

Le attività ispettive hanno permesso l’individuazione di cinque evasori totali, di fatture per operazioni inesistenti per circa un milione e mezzo di euro, la segnalazione di imposta evasa per oltre 1 milione euro. L’ente riscossore ha disposto, peraltro, il fermo amministrativo di un’autovettura di lusso, marca Ferrari, per un valore di circa 300.000 euro.

Le indagini si sono concluse con la segnalazione all’autorità giudiziaria, oltre che di G.C., di sei persone, da considerare prestanome, e, oggi, con il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle quote sociali e dei residui beni aziendali (tra cui due automobili modello Fiat Punto) di tre imprese ancora nella disponibilità degli indagati.(AdnKronos)

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